7 aprile 1889. A Vicuña, nella regione di Coquimbo in Cile, nasce una bambina di nome Lucila Godoy Alcayaga, che più tardi diventerà famosa in tutto il mondo come Gabriela Mistral, la prima donna sudamericana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la letteratura. Gabriela  cresce tra la natura, nelle colline desolate,  con la madre e la sorella maggiore; il padre la lascia quando ha soli tre anni, ma nonostante questo (oppure, chissà,
forse proprio per questo) ha grande influenza sulla sua vita: eredita da lui il suo amore per la poesia e per i viaggi e, come lui, ben presto diventa un’insegnante di scuola elementare. È proprio questo lavoro che la spinge per a prima volta a viaggiare attraverso le vaste regioni del Cile e successivamente a lasciare il suo Paese per prendere parte alla formazione del sistema scolastico in atto in Messico.  Inizia così la sua vita, una vita fatta di viaggi, tra l’Europa e l’America, e di poesia. Sonetos de la Muerte,  Desolación, Tala sono solo alcune delle raccolte di poesie, poesie che Gabriela usa come mezzi di comunicazione per raccontare se stessa: l’infanzia, la terra in cui è cresciuta e il legame profondo  con la madre;  il senso di abbandono e di isolamento e le perdite dolorose della vita, quella del suo primo amore e poi quella del nipote; la devozione in Dio, che la porta a definirsi una cattolica anticlericale;  le sue idee, all’epoca talmente rivoluzionarie e anticonformiste da suscitare quel rapporto di amore e odio col Cile, che sempre l’accompagnerà. In effetti ella prende sempre le difese dei più deboli: i nativi americani, i poveri,  le vittime di guerra, gli ebrei e, soprattutto i bambini. Questi hanno sempre un ruolo centrale nella sua vita: le poesie per l’infanzia, che vengono lette ancor oggi nelle scuole, le hanno valso il titolo di “madre della nazione” cilena. Contraria al fascismo e ai totalitarismi, per questo motivo Benito Mussolini rifiuta di accoglierla in Italia come console cileno nel 1932: appare paradossale il fatto che, anni dopo, Pinochet abbia deciso di  manipolare proprio la sua immagine come simbolo di ordine sociale e sottomissione all’autorità! Come donna, Gabriela si concentra sulle donne e rivendica il proprio diritto e quello di tutte le altre di poter essere libere di decidere della propria vita, di poter diventare eventualmente grandi intellettuali e poetesse, nonostante il proprio sesso. Ella vi riesce per la prima volta nel 1914, quando vince il primo premio della competizione letteraria nazionale Juegos Florales e poi nel 1945, quando viene insignita del Premio Nobel “per la sua poesia che, ispirata da potenti emozioni, ha reso il suo nome il simbolo delle aspirazioni ideologiche dell’intera America Latina”. Muore dopo dodici anni, a Long Island, dove abitava nella casa di Doris Dana, l’amica (o forse qualcosa di più), che l’ha accompagnata negli ultimi anni di vita. Gabriela Mistral è oggi considerata parte del patrimonio nazionale del Cile: e come potrebbe essere altrimenti?  È stata una grande donna, oltre che una grande poetessa. Ha vissuto davvero, in modo pieno la propria vita,  senza paura di mettersi in gioco e sempre pronta ad aprire la proprie braccia al prossimo.

Irene Cavallari, Liceo Ariosto, Ferrara