Benigni nel film La vita è bella dice “Il silenzio è il grido più forte”.
A volte nella storia ma anche oggi nella vita di tutti i giorni, persone gridano aiuto, urlano il bisogno di essere ascoltati, compresi, considerati … ma è come se gridassero al cielo senza emettere alcun suono perché il resto del mondo sembra essere indifferente a quello che hanno da dire e alle emozioni che vogliono esprimere e condividere. Spesso purtroppo il resto dell’umanità non s’interessa perché è nella natura umana cercare di dimenticare quello che provoca dolore, vergogna, rancore e rammarico oppure perché vuole evitare responsabilità.

Eliezel Wiesel, un sopravvissuto ad Auschwitz, premio nobel per la pace del 1986, scrive in una sua poesia:  “Sono molte le atrocità nel mondo/e moltissimi i pericoli./Ma di una cosa sono certo:/il male peggiore è l’indifferenza. /Il contrario dell’amore/non è l’odio, ma l’indifferenza;/il contrario della vita/non è la morte, ma l’indifferenza;/il contrario dell’intelligenza/non è la stupidità, ma l’indifferenza. /E’ contro di essa che bisogna combattere/con tutte le proprie forze. /E per farlo un’arma esiste: l’educazione. /Bisogna praticarla, diffonderla, condividerla, esercitarla/sempre e dovunque./Non arrendersi mai”. L’indifferenza insomma non è per niente una soluzione, è pura e semplice codardia. Eppure c’è un modo per abbatterla ed è appunto come afferma anche Wiesel l’educazione, l’istruire le persone e in particolare i giovani, mettere a conoscenza dei fatti storici reali, ponendo fine all’ignoranza. Anche perché non ci si può fare un’idea di qualcosa di cui non si è a conoscenza.

Quando il 27 gennaio 1945 le Armate Rosse, di preciso la 60esima Armata del Fronte Ucraino, abbatterono i cancelli di quello che è considerato l’emblema della Shoah, il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, liberarono circa 7.650 prigionieri tra ebrei, zingari, omosessuali e altre minoranze discriminate. Dopo l’avventura vissuta è logico pensare come queste persone non abbiano più potuto avere una vita normale e serena.  Il dolore provato e subito fisicamente, la consapevolezza che la propria vita era appesa a un filo sottilissimo, la sofferenza dell’allontanamento dai parenti e dalla propria patria, la privazione di ogni diritto e dignità nessuno potrà mai farglieli dimenticare o far guarire quelle ferite. Liliana Segre, una sopravvissuta al campo di concentramento, in una testimonianza dice: “Imparai in fretta che lager significava morte, fame, freddo, botte, punizioni; significava schiavitù, umiliazioni, torture, esperimenti”. E infatti per i detenuti sopravvissuti tornare nel proprio paese, alla libertà nella comune vita cittadina non è stato per niente facile. Molti non riuscendo a combattere contro il ricordo si sono suicidati, altri hanno vissuto per anni in silenzio nel loro dolore. Dopo qualche anno però hanno compreso la necessità di testimoniare le loro esperienze, per far comprendere la dura verità, per evitare che venisse dimenticata o trattata con indifferenza, considerata semplicemente “storia”. Elisa Springer scrive nel suo libro Il silenzio dei vivi(Venezia 1997) : “Ho taciuto e soffocato il mio vero “io”, le mie paure, per il timore di non essere capita o, peggio ancora, creduta. Ho soffocato i miei ricordi, vivendo nel silenzio una vita che non era la mia; non è giusto che io muoia, portando con me il mio silenzio.[…] Ho provato anch’io a dimenticare, ma qualcosa si è mosso dentro me. Ho finalmente capito che dovevo parlare, prima che fosse troppo tardi. Dare voce al mio silenzio è un dovere: troppe storie esistono nel silenzio e sono rimaste in silenzio, nell’attesa che qualcuno le raccogliesse.” Così i più coraggiosi hanno iniziato a scrivere libri, convergendo il loro tormento in essi, trasformandolo in speranza nei confronti dei giovani e delle nuove generazioni. Nel primo dopoguerra però la comunità mondiale non era molto interessata alle esperienze dolorose che queste persone avevano da raccontare. Era appunto indifferente. Indifferente perché voleva dimenticare il trauma che aveva portato la guerra e soprattutto evitare di credere di aver lasciato per lungo tempo che il fenomeno dell’Olocausto acquisisse potere senza riuscire a fare niente per impedirlo. Fortunatamente però i sopravvissuti hanno continuato a scrivere le loro testimonianze e dopo un po’ di anni la comunità mondiale ha finalmente compreso l’influenza positiva e soprattutto l’insegnamento che da tutti loro poteva ricevere. Si è compreso che non si poteva archiviare la Shoah come semplicemente qualcosa “accaduto” nel passato, perché alla basa di essa c’erano idee, convinzioni, atteggiamenti che ancora oggi, anche se non in un modo così estremo e tragico, continuano a persistere. Lo scarso rispetto per la vita umana, l’atteggiamento di superiorità, il razzismo sono tutte conseguenze della paura verso chi è “diverso” e spesso sfociano in atti di violenza. L’Olocausto rappresenta l’estremizzazione di tutti questi atteggiamenti e quindi è nostro compito mantenere vivo nei giovani il ricordo dell’orrore che l’uomo è riuscito ad auto infliggersi, affinché ne abbiano consapevolezza.

Fin dall’antichità infatti l’uomo ha appreso che “Historia est testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis” (Cicerone), la storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell’antichità. Quindi essa insegna, poiché nel presente si può capire quali avvenimenti o scelte del passato sono state sbagliate e quali invece hanno portato a un miglioramento. Naturalmente deve essere considerata con una certa prospettiva storica, ma certe cose non cambiano mai. Per questo si può dire che “lostorico è unprofetacheguardaall’indietro” (Schiller) poiché conoscendo la storia, può riconoscere avvenimenti contemporanei che magari sono già accaduti nel passato e quindi prevedere le possibili conseguenze. Su questo si basa poi anche l’importanza della memoria. Ricordare ad esempio la Shoah è un obbligo nei confronti di tutti quegli innocenti, quei “mille e mille fiori violentati, calpestati, immolati al vento dell’assurdo”(Elisa Springer, Il Silenzio dei vivi), ma ha anche lo scopo di impedire che un fenomeno così inumano e atroce riaccada, poiché conoscendo la storia ci potremo accorgere che sta nascendo, prima che prenda il sopravvento e diventi difficile da arrestare. Ci sono molte persone che già oggi sono diffidenti e sospettose verso questo sterminio, nonostante sia avvenuto solamente quasi 70 anni fa e ci siano ancora testimoni diretti in vita. Quest’ultimi però non sono immortali e prima o poi non ci sarà più nessuno a testimoniare in prima persona ciò che ha visto. Tuttavia c’è la possibilità di tramandare, attraverso libri, film, documentari e oralmenteIn questo modo i giovani di oggi diventeranno testimoni per le nuove generazioni e così via. L’importante è sensibilizzare i giovani sull’argomento affinché la fiamma della curiosità e della conoscenza non si spenga mai e il ricordo diventi un insegnamento anche nella vita di tutti i giorni.

“Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. In questo libro se ne descrivono i segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l’abdicazione dell’intelletto e del senso morale davanti al principio d’autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un’idea”. Primo Levi da “L’asimmetria e la vita”

Siti internet:

http://www.triangoloviola.it/spring.html

http://www.frasiaforismi.com/frasi/frasi-olocausto/

http://www.binario21.org/testimonianze/lilianasegre%20.htm

Biblioteca dei Piccoli

http://www.marcovalerio.it/aforismicitazioni/hypertext/0187.htm#007408

http://websulblog.blogspot.it/2009/11/citazioni-e-aforismifilm-la-vita-e.html

Nicole Maluta 4E

Antologia della Memoria realizzata dai ragazzi del Liceo Scientifico Grigoletti di Pordenone