“La condizione naturale dell’uomo è l’oblio. E’ più naturale e semplice dimenticare che ricordare” .
Perché allora la memoria è indispensabile?

Questo spiega Mario Calabresi, ospite al Teatro Elfo di Milano in occasione del Salone del libro di Torino.
Durante l’incontro incentrato sulla dicotomia memoria-oblio, il giornalista e scrittore evidenzia infatti come veniamo mossi da entrambe le sollecitazioni, da una parte una voglia di cambiamento, dall’altra lo sforzo di
ricordare, che definisce chi siamo.

L’oblio, come il mare che consuma la scogliera, logora la mente dell’uomo, ricordo dopo ricordo. Il tempo gioca a suo favore, spinge a porre lo sguardo verso il futuro, senza rimpianti per ciò che è passato. Perdere pezzi di ricordi ci porta però a capire quanto sia importante la memoria per definire chi siamo. Senza non siamo nulla e la vita non è vita. Il passato non va ricordato con nostalgia ma va conservato, ripercorso per tenersi vivi.

“I vuoti di oblio non esistono” continua Calabresi citando Hannah Arendt, “nessuna vicenda umana può essere totalmente dimenticata, qualcuno resterà sempre in vita per raccontare.”
Riprende poi i concetti spiegati da Davide Schiffer, che si focalizza sull’inevitabile scomparsa dei testimoni diretti, e sottolinea l’importanza di mantenere viva la memoria anche senza di essi, evitando che questa diventi prettamente storica e perciò meno d’impatto.

“Spesso mi sono trovato di fronte a storie che ho cercato di sottrarre all’oblio”
Le storie di Antonia Custra e Marta Saronio ne sono la prova. Negli anni di piombo entrambe perdono il padre ancor prima di nascere e crescono ignorando la realtà dei fatti.
Solo molto più tardi sentono il bisogno di ricostruire le vicende passate. Antonia lo fa attraverso i luoghi che, se interrogati, sono in grado di raccontare; Marta affrontando un viaggio doloroso ma “fecondo”. In entrambi i casi la memoria porta alla libertà.

Calabresi conclude citando lo scrittore spagnolo Javier Cercas che ci mette in guardia dalla memoria come strumento di lotta politica, come arma.

Oggi lo sforzo di ricordare è ancora più importante, in quanto viviamo sotto una “dittatura dell’istante” in cui tutto è presente, tutto è diretta. Sottrarsi all’oblio diventa un modo per sfuggire a questa dittatura, poiché non si può immaginare il futuro senza il passato. Tutto dipende dalle nostre azioni, possiamo essere motori di cambiamento ma solamente ricordando la nostra identità.

Sofia Mazzaglia, Francesca Polo, Achille Berzovini, Liceo Ariosto, Ferrara