Presso lo Spazio Incontri, quattro linguisti (Beccaria, Patota, Cardinale e Serianni) hanno oggi avuto la possibilità di incontrarsi per presentare la recente pubblicazione La grande bellezza dell’italiano di Giuseppe Patota, composta di tre saggi su Dante, Petrarca e Boccaccio. Il vero tema dell’incontro era però come la nostra lingua stia mutando, non solo arricchendosi di termini stranieri e neologismi, ma anche più semplicemente mutando il significato delle parole nel tempo. Un esempio di questi cambiamenti, forse quello a noi più familiare, è l’aggettivo “bravo”, ormai utilizzato non solo in Italia ma in tutto il mondo come un complimento che mostra approvazione. Originariamente il termine, che probabilmente deriva o dal latino pravus (storto o malvagio) o dal latino barbarus (selvaggio e indomito), era infatti utilizzato per descrivere qualcosa di feroce; in seguiro l’aggettivo è diventato sinonimo di “coraggioso” per arrivare, solo pochi secoli fa con Carlo Goldoni, all’accezione odierna di “abile” e “capace”. I significati antichi rimangono comunque ancora oggi in alcune espressioni (notti brave, bravate) e anche in altre lingue (brave in inglese, “coraggioso”). Il saggio però non è solo la storia di questa parola, ma è anche una testimonianza importante della qualità della lingua italiana, capace di evolversi e svilupparsi. Come succede in altre lingue, la lingua italiana mostra una sorta di onnipotenza semantica, ovvero la capacità di creare nuovi aggettivi o verbi aggiungendo suffissi ad una base (si pensi ai neologismi clericarizzare, creato recentemente da papa Francesco, o all’aggettivo petaloso che tanto ha fatto parlare di sé recentemente).

L’incontro è servito a farci ragionare sulla nostra lingua e sull’utilizzo che noi, soprattutto giovani, facciamo delle parole, soprattutto degli anglicismi o dei prestiti da lingue straniere. La nostra lingua, per quanto sia bello vederla crescere ed evolversi, va infatti preservata cercando di farne l’uso migliore possibile, mescolando l’italiano vero, i dialetti e i termini stranieri.