Per raccontare la nostra esperienza non saprei trovare un modo migliore per cominciare che partendo dall’immagine finale dell’incontro: un tripudio di applausi scuote la palestra e Massimiliano Verga, al centro della sala, si alza in piedi con gli occhi lucidi e ci ringrazia.

Torno con la mente a poco più di un’ora prima, quando un’operatrice scolastica irrompe nella nostra lezione per avvisarci dell’arrivo dello scrittore. Le mani tremano a causa dell’ansia e oltre ai rumori per la preparazione dell’evento si sentono solo i mormorii delle domande ripetute per paura di non sapere cosa dire davanti all’autore. I microfoni posti nell’angolo sono molto più che “minacciosi” e non aiutano a calmare i nostri nervi. Temiamo di non essere all’altezza, di rovinare il progetto o di non riuscire a trasmettere il messaggio: sono tutte scuse però, quello di cui abbiamo davvero paura è di restare mute davanti a Massimiliano, di non proferire parola…quella sì che sarebbe una figuraccia oltre che un’occasione sprecata.
A un tratto il mormorio cessa e dalla porta d’ingresso entra il nostro scrittore, identico alla foto sul libro e impossibile da non riconoscere. Cammina incerto guardandosi intorno e anche da lontano e facile riconoscere il tremolio delle sue mani, è agitato forse anche più di noi. Ci appare umile, un uomo come tanti e con i “piedi per terra” e forse è proprio questa la chiave della riuscita del progetto. Il cuore ci batte forte, specie a Lucrezia, la prima a rompere il ghiaccio con la biografia; poi si inizia con le domande. Verga non si tira mai indietro, neanche davanti alle domande più intime e franche, anzi, risponde nel modo più sincero possibile talvolta commuovendosi quasi e altre usando termini coloriti che donano una maggiore concretezza all’argomento. E’ orgoglioso dei suoi figli, come si legge nei suoi occhi, parla di loro con amore pur non risparmiando qualche “affettuosa critica”. Non manca certo un riferimento all’Inter, la sua squadra del cuore che non è solo la passione di una vita ma un modo per comunicare con i figli. C’è grande consapevolezza della realtà nelle sue parole, consapevolezza mista però a un’incazzatura irrefrenabile non tanto per la vita che vive tutti i giorni ma per questo destino imprevendibile che fra tutti ha deciso di accanirsi proprio contro il figlio Moreno impedendogli per sempre di vivere una vita “normale”, banale oserei dire.
Così come nei suoi libri, si rapporta con noi in modo diretto privo di maschere perché solo così si può sperare di far capire a chi ascolta un messaggio forte. Non ha paura delle sue fragilità ed è coraggioso, anche per il semplice fatto di essersi messo nudo davanti a classi di ragazzi neanche ancora maggiorenni che avrebbero potuto fraintedere le sue parole. Così non è stato. Ciò che ho compreso grazie a questo incontro è che per affrontare le disabilità ci vuole forza, sicuramente, ma nessun uomo poiché tale, è invincibile. Ogni tanto bisogna affrontare le proprie debolezze, abbandonare le maschere e trasformare le paure in punti di forza. Perché talvolta , come nel caso di Massimiliano Verga, ci si può trovare davanti a difficoltà improvvise, ostacoli insormontabili dettati dal fato e impossibili da prevedere ma piangersi addosso non serve a nulla, bisogna alzarsi e combattere…solo così si può essere più forti di prima.

Alessandra Malorgio, Liceo Berti di Torino

Leggi anche l’articolo preparatorio all’incontro del 29 ottobre 2014