«È al greco che torniamo quando siamo stanchi della vaghezza, della confusione – e della nostra epoca» diceva Virginia Woolf. 
È la continuità con il mondo classico a obbligarci a mantenere vivo il ricordo degli antichi. 
Non esiste un presente completamente separato dal passato. Non esiste per il singolo come non esiste per il contesto in cui il singolo opera.
Come tutti i nostri ieri determinano il nostro volto di oggi, così il mondo di valori che ci definisce trae il suo essere da una secolare elaborazione. 
Recidere il legame con il passato rappresente per chiunque, singolo o civiltà, un impoverimento radicale.
L’amnesia non costituisce la normalità dell’individuo. Abbeverarsi all’acqua di Lete si addice a fantasmi, non a uomini dinamicamente vivi  e presenti nella società. Non bisogna dimenticare che studiare il mondo classico significa mettersi a confronto con Saffo, Euripide, Lucrezio e tanti altri maestri che in qualche misura hanno orientato e continuano ad orientare il nostro modo di essere e di esprimerci nella letteratura come nell’arte, nella filosofia come nella scienza.
Proprio per questo, la voce dei classici riprenderà maggior vigore in occasione della trentesima edizione del Salone del Libro, che cercherà di mettere in luce l’importanza dell’Antico. 
Il Salone vedrà ancora una volta la presenza e l’intervento di Luciano Canfora, la cui lezione magistrale, “Cleofonte deve morire”, si terrà domenica 21 maggio.
Giovedì 18 maggio, avrà luogo l’incontro “L’ora buca: il greco e la matematica”: Andrea Marcolongo e Piergiorgio Odifreddi avranno mezz’ora a testa per raccontare il senso del greco e della matematica, del perché siano importanti da studiare e di cosa possano dire su di noi e sul mondo.

 

Khalil Zantou, Liceo Ariosto.