Già i primi due incontri con Walter Siti avevano il sapore di una lezione su Alighieri (tutti quei discorsi su Walter scrittore e Walter personaggio, e poi “Il Dio impossibile” che sembra così tanto la Divina Commedia, con l’Inferno di “Scuola di nudo”, un Purgatorio dal nome di “Un dolore normale” e “Troppi Paradisi”) però in quest’ultimo incontro sembrava proprio di studiare il plurilinguismo dantesco. Ogni libro che ha scritto è diverso dagli altri per stile, per genere: ad un’auto biografia di fatti inventati con una considerevole dose di poesia, alla raccolta di versi da lui commentati, è seguito un libro che di giornalismo ha molto, ma che può spacciarsi anche per una riflessione sulla società di oggi, o per uno studio sulle “borgate” della periferia di Roma, dove appunto è ambientato il romanzo.

Il titolo è significativo: riprende il pensiero di Pasolini, che rifletteva sull'”imborghesimento” dei borgatari; il contagio è però stavolta a verso opposto: è il proletariato che sta trasmettendo il suo modello di civiltà alla borghesia, con questa cultura dell’immagine (Siti aveva fatto l’esempio del mondo della prostituzione) e tutto ciò che ne segue. Il tempo stringeva e non ha potuto dedicare molto spazio a spiegare questa sua riflessione: certo è che i ragazzi che si trovava di fronte erano totalmente stregati dalle sue parole.
Eppure non era ancora questo il punto di arrivo di questi discorsi con lo scrittore: sempre parlando di “contagio”, si è spinto a presentare un altro suo libro, una sorta di “diario di viaggio”, un viaggio negli Emirati Arabi Uniti. È un paese privo di una vera e propria identità nazionale, questo, privo di una propria storia è una propria tradizione culturale; proprio in virtù di questo hanno accettato la civiltà occidentale “in toto”, senza opporsi in alcun modo.
Siti ci ha spiegato come funzionano le cose in quella dittatura luccicante come l’oro e nera come il petrolio, i complicati meccanismi di quel Paese per turisti fondato sul nulla, e di come nonostante ciò ai turisti si nasconda molto.
Infine, dopo aver dato mostra di sapere padroneggiare anche questo genere, ci ha parlato del libro che gli ha fruttato un Premio Strega: “Resistere non serve a niente”, una denuncia dei meccanismi di cui si serve la mafia per ampliare il suo impero economico. Il protagonista? L’antagonista del Walter Siti di “Il Dio impossibile”.
Ma perché soffermarsi così tanto sull’eclettismo di questo scrittore? Perché a mio avviso è l’espressione più immediata della sua grandezza come autore; e il riflesso di questo eclettismo nella sua vita personale (è un ex-professore, uno studioso, ma anche un uomo di televisione, uno “che va a conoscere le persone”, un pensatore) mi sembra espressione della sua grandezza come uomo
Sara De Mola, Liceo Scientifico Galileo Ferraris Torino