«Ci sono tante di quelle idee perfette in questo paese, ma l’amore, come lo sballo dell’acido in confronto a un trip di erba scadente, dura più del dolore. Sì, è così. L’amore è tutto. È davvero la cosa più grande. E sono convinta che noi usiamo tutto quello che è in nostro potere, tutto quello che è alla nostra portata, per tener vivo l’amore che abbiamo provato.»

Amare è scegliere, e scegliere a volte non è facile. Amare è sentirsi sempre in contatto, è sentirsi vivi in modo bellissimo, ma a volte anche dolorosissimo. Naomi, la protagonista del nuovo libro  di Miriam Teows, Un complicato atto d’amore, nei suoi primi sedici anni di vita ha dovuto convivere con gli aspetti più dolorosi di questo sentimento. Da sempre vive in Canada, all’interno di una piccola setta mennonita di East Village insieme al padre e alla sorella. Al contrario della sua gente, fortemente religiosa, però, lei è un’anima ribelle: non accetta le restrizioni di quella religione che teme il peccato e mortifica il proprio presente nell’ottica di un futuro migliore dopo la morte. No. Naomi non si interessa al futuro della sua anima, lei ha bisogno di avere risposte dal suo presente. La madre e la sorella, infatti, a poco tempo l’una dall’altra, abbandonano lei e il padre senza dire nulla, e Naomi, che ha sempre desiderato scappare da tutte quelle regole, si ritrova in trappola: non può abbandonare anche lei suo padre, che tanto le vuole bene.

Ma raccontare questo libro sarebbe un peccato. Sarebbe un peccato perché è uno di quei libri che se non leggi non puoi capire a fondo, e per rendermene conto è bastato ascoltarne la lettura di alcuni estratti durante l’incontro con la scrittrice, che ha avuto luogo oggi presso la Libreria Borgo Po. Era, onestamente, la prima volta che sentivo parlare di questa scrittrice, anche se oggi ho scoperto che in realtà si tratta di un personaggio già di successo. Successo che, per altro, credo sia del tutto meritato. Infatti posso dire che questa donna, estremamente semplice, con gli occhi dolci e un po’ tristi, i suoi capelli biondi e il duo sorriso sincero, mi ha molto colpita, e in positivo.

Invito tutti i lettori a leggere non necessariamente il libro, ma quantomeno il retro della copertina di Un complicato atto d’amore, perché sono certa che a quel punto, al di là del mio invito a farlo, leggere l’intero libro diventerà inevitabile: racconta la storia di Naomi, è vero, ma dentro quella ragazzina di sedici anni ci siamo un po’ tutti noi, perché tutti abbiamo la fortuna-sfortuna di avere a che fare con l’amore, tutti prima o poi ci troviamo a affrontare scelte difficili in nome di questo sentimento che non siamo nemmeno in grado di descrivere e tutti,a volte, ci sentiamo in trappola, senza una via d’uscita. Soffrire, però, ci insegna tante cose, come ne ha insegnate tante a Naomi, e questo Miriam Toews lo sa bene. D’altra parte, come già scrivevano i greci nelle loro tragedie, nel V secolo a.C., πάθει μάθος, il dolore insegna.

Carolina Grossetti e Chiara Romiti

Liceo Classico Cavour