Domenica 6 ottobre 2019 ,in occasione dell’iniziativa Portici di Carta, sono state organizzate varie passeggiate letterarie. Tra queste una ha toccato i luoghi più significativi del quartiere San Salvario per raccontare le immigrazioni interne ed esterne della nostra città.

A Torino infatti i residenti stranieri sono circa 14o mila tra Rumeni, Marocchini, Peruviani e Cinesi e alcuni di loro, a cominciare dagli anni Novanta, hanno deciso di raccontare la realtà multietnica della città.

Il percorso è cominciato  davanti alla stazione principale di Torino: Porta Nuova, dove ha inizio la storia di tutti gli immigrati che hanno dovuto confrontarsi con la città. Secondo le parole del libro Immigrato di Salah Methnani, egli racconta il suo arrivo alla stazione e di come in un primo momento la pianta regolare di Torino gli sia sembrata intricata come una ragnatela.

La passeggiata è proseguita tra le vie di San Salvario dove, nel giro di pochi metri, si concentrano numerosi luoghi di culto. In un primo momento ci siamo fermati davanti alla Sinagoga, la cui inaugurazione è stata narrata dall’autrice Elena Loewenthal nella sua opera  Conta le stelle, se puoi ; si è inoltre accennato alla chiesa di San Giovanni Evangelista voluta da Don Bosco e divenuta in seguito punto di riferimento della comunità filippina. Una tappa importante del percorso è stato il Tempio Valdese dove nel 2015 papa Francesco in occasione della sua visita chiese perdono per le secolari persecuzioni: atto simbolo di un’importante unione tra religione che non poteva accadere in altro posto se non a San Salvario. Passando tra le vie gli unici luoghi di culto non riconoscibili come tali sono le moschee che pure sono 18 tra Porta Palazzo, Mirafiori Sud e San Salvario e si trovano in posti impensabili come nei garage. Si parla di una moschea in realtà inesistente nel libro Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario di Amara Lakhous; lo stesso scrittore ambienta qui la sua opera intitolata La zingarata della verginella di Via Ormea.

Simbolo del dialogo interculturale è la chiesa di San Pietro e Paolo dove Don Piero Gallo per primo riuscì a svolgere attività di integrazione e istituì la messa sia in italiano sia in inglese.

Lui come Ernesto Olivero, fondatore del Sermig e Don Luigi Ciotti fondatore di Libera, sono un esempio del cuore generoso di Torino, città in cui non mancano punti di vista anche diffidenti e testimonianze di integrazioni difficili.

San Salvario rimane indubbiamente uno dei luoghi più multietnici di Torino.

Astegiano Alice, Tosin Sara.