Immaginate di essere un ragazzino di 14 anni costretto ad abbandonare il proprio paese e la propria famiglia per tentare di sfuggire alla guerra. Immaginate di attraversare l’Europa con i pochi mezzi che un giovane profugo può procurarsi. Immaginate di arrivare in Italia e “crescere” dentro una comunità. Immaginate di non parlare con vostra madre per otto anni…

Ebbene questa è la storia di Enaiatollah Akbari, del suo viaggio alla ricerca di un futuro che l’Afghanistan gli ha sempre negato, e che Fabio Geda aveva raccontato nel romanzo Nel mare ci sono i coccodrilli. A dieci anni di distanza eccoli di nuovo insieme al Teatro Comunale di Ferrara per presentare il loro nuovo libro Storia di un figlio. Andata e ritorno, in cui il giovane afghano torna a raccontarsi, a parlare della sua epopea alla “moderno Ulisse” in una chiave nuova, più matura e lucida.

In un’intervista guidata dalla giornalista Annalisa Camilli, i due raccontano la genesi di questo nuovo romanzo, nato dall’esigenza di Enaiat di riraccontare la sua storia, che è la storia di molti, fatta di paura, incertezza, privazione d’identità, ma anche di gioia, amore e ricongiungimenti. È proprio con questa gioia e leggerezza che il ragazzo parla del dolore della lontananza dalla propria famiglia, della fatica di sopravvivere anche quando non si è più nessuno, rendendo tutto più digeribile e percepibile.

Riflettendo poi sul tema della migrazione e dell’integrazione, Geda parla di un “razzismo strutturale”, di una violenza indiretta perpetrata attraverso la burocrazia e i luoghi comuni, sottolineando la necessità di un cambiamento che deve partire dal basso. Lo scrittore infatti sostiene che la pluralità e la diversità sono la ricchezza dell’umanità, esortando ad allontanarsi dagli stereotipi uscendo dalla propria bolla ed entrando in contatto con le storie e le realtà di chi è altro da noi.

Desiree Bindini, ex studentessa del Liceo Ariosto