Se dovessimo definire, catalogare un evento per le modalità, le cause nonché le conseguenze negative che lo hanno prodotto, si sceglierebbe un colore che lo suggelli in modo netto, chiaro, indelebile.

Ne è stato così per il “giovedì nero”, allorchè la borsa di New York, a Wall Street, crollò inesorabilmente, con uno sciame di conseguenze per l’economia mondiale con ben pochi precedenti, generando una crisi che, a partire dal 1929, investì l’economia mondiale.

Nel nostro paese il “sabato nero” è storia di 69 anni fa.

Alba del 16 ottobre 1943. Rione Sant’Angelo. I tedeschi circondano le case del ghetto ebraico ed in otto ore e mezzo catturano 1007 ebrei fra cui ci sono circa 200 bambini; subito, vengono inoltrati alla stazione ferroviaria Tiburtina, caricati su un convoglio composto da diciotto carri bestiame e smistati nei campi di raccolta di Fossoli, Verona e Bolzano. Poi verranno inviati ad Auschwitz. Tutto ciò nonostante circa un mese prima gli ebrei avessero consegnato 50 chili e 300 grammi d’oro al comandante Herbert Kappler delle SS a Roma, in seguito ad un’ingiunzione loro imposta: nel caso in cui fossero riusciti a raccogliere 50 chili d’oro in 36 ore avrebbero avuto salva la vita. Anche la Santa Sede, cui una delegazione di autorità ebraiche si era rivolta in cerca d’aiuto, diede la propria disponibilità, senza alcuna richiesta di risarcimento successivo.

Dopo Roma. Venezia fu fra le città più colpite, nonostante l’eroismo del presidente della comunità ebraica, il quale si uccise dopo aver distrutto gli elenchi dei suoi correligionari.

Complessivamente, fra il 1943 e il 1945, gli ebrei ad essere deportati dalla sola capitale furono 2091.

Secondo lo storico Renzo De Felice, in tutta Italia furono ben 7495. In base a stime recenti, su 10 ebrei deportati, 9 furono uccisi.

Il nazismo può essere visto come un male storico, per i sei milioni di morti nei ghetti e nei lager, ma anche come male morale-psicologico, dove ogni essere umano era ritenuto inferiore (ebrei, zingari, rom, omosessuali,…) meritevole quindi di ogni violenza ed ignominia possibili.

A testimonianza di ciò, i luoghi delle stragi (campi di rastrellamento, di sterminio, forni crematori) restano a perenne insegnamento per le generazioni future: nella nostra regione, uno su tutti, la Risiera di San Sabba, monumento nazionale.

Testimonianza data anche da chi ha voluto raccontare quanto vissuto in prima persona: Primo Levi

(Se questo è un uomo, La tregua, I sommersi e i salvati), il cui libro più famoso non fu subito accettato da varie case editrici; sino a Shlomo Venezia, scomparso poche settimane fa, il quale raccoglie nel suo Sondercommando Auschwitz (del 2007) il dramma e l’alienazione che un uomo possa mai vivere.

Dovere ma anche nostro diritto, tramandare ai posteri quanto accaduto, affinchè il sacrificio di coloro i quali hanno sofferto, sono morti e non sono più tornati a casa non siano semplici parole scritte nero su bianco sui libri di storia, bensì insegnamento morale, politico sociale, dacchè Historia magistra vitae-per dirla come Cicerone- nel senso più vero e intimo.

La memoria come forza che non cambia nel tempo che indicibilmente passa, ma presente in ciascuno; che non ci coglie impreparati ma partecipi e responsabili dei valori che ogni uomo e ogni donna vedono riconosciuti nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo sancita dall’ONU il 10 dicembre 1948.

Nella stessa scuola non più volti di classi scolastiche, terze liceo alla vigilia della maturità,…guardano nel futuro, che precipita loro incontro a una velocità di cui forse s’accorgono appena a quell’istante, sulla porta della classe – come scrive Claudio Magris – ma studenti consapevoli degli orrori commessi da tutti i regimi totalitari, dal nazi-fascismo al comunismo, dai tempi remoti ai più recenti, al fine di plasmare uomini e donne capaci di costruire un futuro democratico ed egualitario, affinchè alcun crimine contro l’umanità (l’olocausto, gli infoibamenti nella Venezia Giulia e vicina Slovenia, insomma qualunque genocidio compiuto) possa rimanere isolato ed inascoltato.

Storia remota, storia passata, storia recente, in realtà è anche la nostra storia. Dei 1007 ebrei deportati in quel “sabato nero”, tornarono in 15. Nessun bambino spravvisse. Le sole cifre riguardanti il campo di concentramento di Birkenau sono impressionanti: trovarono la morte circa 1.100.000/ 1.300.000 persone, 90% dei quali erano ebrei.

Il senso più alto di “Europa unita” lo si è, probabilmente, avuto il 25 gennaio 2005, in occasione del 60° anniversario dell’apertura del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell’armata rossa, allorchè i capi di stato europei si riunirono in quel luogo portando una candela accesa, simbolo di una luce ben più profonda che non muore, mentre il silenzio, quasi surreale – in una lunga diretta trasmessa dal TG1- era suggellato da un nervosismo che ovattava un’atmosfera delicata.

Il ricordo, la voce la dobbiamo anche a quegl’internati che non sopravvissero o non vollero sopravvivere, schiacciati da un destino più grande di loro, chi gettandosi di loro volontà sul filo spinato dei campi, morendo per la scarica di corrente elettrica che li trapassava, chi prendendo il posto di un familiare o di un altro all’appuntamento con la fine. Vengono , così, alla mente le parole del brano di Platone Apologia di Socrate, in cui il suo maestro, nel congedarsi dai propri discepoli e dai suoi accusatori, diceva: “Ora è tempo di separarci, io vado a morire e voi a vivere. Ma chi di noi stia meglio, è a tutti ignoto , tranne a Dio.”

Dati e citazioni tratti da:

  • Vincitori e vinti-le stagioni dell’odio, dalle leggi razziali da Prodi a Berlusconi di Bruno Vespa.
  • Danubio di Claudio Magris.

Samantha Franchi 4M

Antologia della Memoria realizzata dai ragazzi del Liceo Scientifico Grigoletti di Pordenone