La Redazione del BookBlog pubblica questo particolare articolo a fumetti ringraziando tutti i ragazzi che hanno preparato e condotto l’incontro, in particolare Giorgia Giudice per le foto e Agnese Giaccone che ha scritto l’articolo (Entrambe hanno fatto le 3.00 di notte per farci aver l’articolo il più in fretta possibile). Grazie al collega Carlo Manca per le vignette a commento dell’articolo. Che altro aggiungere, se non grazie? Ah dimenticavo…..daje

Foto di Giorgia Giudice

Foto di Giorgia Giudice

 

Entra, si siede, infagottato nella felpa Adidas sembra capitato per caso all’evento del Salone Off 365 e arrossisce per l’applauso scrosciante del pubblico del Cecchi Point: un pubblico variegato, giovani e non, zaini di scuola e cravatte da ufficio, una vera e propria folla che accoglie con calore Michele Rech, in arte Zerocalcare.

Foto di Giorgia Giudice

Sullo schermo dietro la sua testa è proiettata la copertina di Dimentica il mio nome, l’ultimo di una fortunata serie di libri che dal 2011 – anno della pubblicazione di La profezia dell’Armadillo – si sono susseguiti al ritmo serrato di quasi un libro all’anno. Ma Michele si comporta con estrema cautela nei confronti del successo, ammette che a quattordici anni non si sarebbe mai aspettato una fortuna come quella che sta vivendo in questo preciso momento, ma aggiunge che, “standoci dentro”, molte cose le ha vissute con travaglio, con angoscia; forse, se fosse stato un’altra persona, una persona più serena, le avrebbe godute di più. Del resto, solo da poco ha fatto pace con dei pezzi della sua vita, tra cui il fatto di vivere facendo fumetti. “Sempre mejo che lavora’ ”, dice ridendo, poi si corregge: “lavorare, mia madre dice che parlo troppo romano”.

Wired_Cover

La cover di Wired

Dimentica il mio nome si discosta da tutte le sue precedenti pubblicazioni, mostrando uno Zerocalcare più adulto, sia nello stile sia nei contenuti. “Sicuramente ha cambiato la percezione di me stesso l’idea di non dipendere economicamente da nessuno” spiega l’autore, per cui alla base dell’adolescenza c’è il fatto di non riuscire a percepirsi come adulti e autonomi finché non si è in grado di provvedere a se stessi. Pur vivendo da solo da otto anni, soltanto da pochi mesi i fumetti sono diventati per lui una certezza, un lavoro a tutti gli effetti che ha rappresentato una tappa fondamentale nella sua vita.

Dimentica il mio nome pag.98

Dimentica il mio nome pag.98

Anche gli schiaffi lo hanno fatto crescere: quelli veri, non figurati. Il G8 di Genova ha segnato profondamente il percorso del giovane fumettista, che proprio da lì ha capito la necessità di disegnare strisce per diffondere un messaggio. La sua passione per il disegno, infatti, lo accompagna sin dall’infanzia (“Disegnavo dinosauri, Topolino e Paperino, ma se qualcuno avesse osato guardare i miei disegni gli avrei strappato gli occhi. Li coprivo con il braccio per non farli vedere nemmeno a mia madre”) ed è uscita quando, a sedici anni, ha cominciato a disegnare manifesti di concerti e copertine di dischi dei suoi amici musicisti. “Il bisogno narrativo è venuto dopo il G8 di Genova,  sono tornato e avevo bisogno di raccontare a qualcuno quella storia, non per esorcizzarla, ma per farla circolare. La mia prima storia è quella”. La sua esperienza autobiografica e la storia della sua famiglia sono sempre centrali nei suoi fumetti e, in particolare, per Dimentica il mio nome ha promesso a sua madre di non rivelare mai le parti vere e le parti false del libro.

Dimentica il mio nome pag.37

Dimentica il mio nome pag.37

La memoria coincide con l’esigenza di non perdere i pezzi di ciò che ha vissuto, di fissare il ricordo delle persone scomparse: la paura di vedersi tra quindici anni e non ricordarsi di loro, precisa Michele, quasi fossero meteore che attraversano la sua vita e poi spariscono come se non fossero mai esistite. Ma la memoria, in senso assoluto, è anche un concetto fondamentale per la comunità politica da cui il fumettista proviene, in cui ci sono momenti identitari basati sulla trasmissione del ricordo dei compagni morti – tra cui Michele Rech ricorda sempre il ventiseienne Renato Biagetti, accoltellato da alcuni esponenti di un gruppo neofascista nel 2006. Tuttavia, Zerocalcare è restio a parlare di politica e del suo legame con i centri sociali nei fumetti, e spiega perché: mentre l’autoironia gli riesce benissimo, è difficile prendersi gioco con altrettanta naturalezza delle contraddizioni che avverte nella sua comunità (“I panni sporchi si lavano in casa”) e al contempo non si sente di esaltarne solo gli aspetti positivi, per non ricadere in facile propaganda. Liquida anche la sua partecipazione a fianco degli attivisti NoTav e alle manifestazioni contro la Lega Nord, chiarendo che sono impegni che ha assunto sulla base di una consultazione collettiva: “ La politica la fanno i gruppi, non i singoli, e mi va bene che le due cose restino separate: la mia produzione parla di me, per il resto rispondo a processi di creazione collettiva”. Oltre a non essere stato un brillante insegnante di francese (anzi, ammette di essersi addormentato due volte mentre dava ripetizioni), il fumettista ribadisce più volte di non essere un bravo sceneggiatore: la sua fortuna, dice, è quella di aver incontrato nella vita molte cose bizzarre e di aver saputo ri-raccontarle.

La profezia dell'Armadillo pag. 57

La profezia dell’Armadillo pag. 57

Per renderle interessanti ci mette le sue emozioni, i suoi pensieri, cosa che difficilmente riuscirebbe a fare mettendosi nei panni di qualcun altro. Ecco perché l’attore delle sue storie è sempre lui, Zerocalcare, e pochi altri personaggi sono tratteggiati così accuratamente: tra questi Secco, l’unico che l’autore conosce così bene da prendersi la libertà di dargli voce e persino un ruolo di protagonista in Dodici. Questo è anche il motivo per cui le figure femminili non sono mai scavate troppo a fondo: il personaggio di Sara in Un polpo alla gola era stato concepito con lo stesso peso narrativo degli altri due (Zero e Secco), ma poi l’autore si è reso conto che non sarebbe mai stato in grado di rappresentare le paranoie di una bambina di dieci anni senza ricadere in stereotipi e pregiudizi (“Eravamo mondi separati e nemici, avrei detto che giocava con le Barbie o cose così, mentre invece, magari, pure lei guardava tutti i giorni i Cavalieri dello Zodiaco”). Per questo stesso motivo nei suoi fumetti non accenna mai al sesso, nemmeno con una battuta: “Uno  perché sono timido come una suora orsolina, due perché l’ottanta per cento dei riferimenti a sfondo sessuale sono carichi di stereotipi e sessismo, che non intendo alimentare”.

La profezia dell'Armadillo  pag. 57

La profezia dell’Armadillo pag. 67

Tra una domanda e l’altra Michele si scusa per la sua timidezza, che definisce patologica, al punto che se dovesse incarnarsi in uno dei suoi celebri animali sarebbe un armadillo, perché la corazza rappresenta bene il suo carattere un po’ chiuso. Certo, disegnare lo aiuta: ad esempio, a forza di ribadire nei fumetti che odia avere ospiti ormai la gente non gli chiede più di venire a casa sua.

Cover Kobane

E a proposito della sua esperienza a Kobane? Il fumettista romano chiarisce che il suo obiettivo principale non era andare in Kurdistan per scrivere un reportage a fumetti, ma per partecipare a una campagna di solidarietà per la popolazione del Rojava; l’idea di un servizio a fumetti per l’Internazionale è venuta dopo. Il legame con la questione curda è nato nel 1998 quando Abdullah Öcalan, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), chiese asilo politico a Roma e i centri sociali – a cui Zerocalcare si stava avvicinando in quel momento – si mobilitarono per l’accoglienza dei profughi curdi. Così, al riaffiorare dell’emergenza nel Kurdistan, ha sentito la necessità di portare solidarietà in quelle zone; ne ha riportato indietro un’esperienza autentica, che gli ha permesso raccontare, superando i pregiudizi del mondo occidentale, l’esperimento sociale attuato nel Rojava, regione del Kurdistan occidentale organizzata secondo un federalismo democratico e fondata sui principi di ridistribuzione del reddito, rivoluzione ecologica e emancipazione femminile. I giornali italiani, secondo il fumettista, riportano con tinte folkloristiche questi avvenimenti: dietro ai riflettori mediatici puntati sulle guerrigliere che combattono a Kobane, si ignora l’importanza ancora più significativa attribuita alle donne: “il ruolo della donna non viene sentito solo da una élite o da un ceto politico, ma tutte le donne sanno argomentare benissimo l’importanza del proprio ruolo e anche l’ultimo contadino analfabeta farà esattamente lo stesso discorso, per dire quanto questo abbia permeato la società curda”. Michele non si dilunga sull’efferatezza con cui l’Isis fa il deserto intorno a sé, ma si concentra sulle responsabilità dei paesi occidentali e sulle minacce più vicine a noi. “Nel corso degli anni – afferma – si è creata una frattura sociale per cui persone che nascono e crescono in un paese percepiscono se stesse come cittadini di serie B, non aventi accesso ai diritti garantiti da quel paese” che quindi hanno cercato la propria identità nell’estremismo religioso. Soprattutto in Francia, dove questa emarginazione è più accentuata, non sorprende che sia stato preso di mira un giornale come Charlie Hebdo che con la sua satira sull’Islam ha attaccato l’unico elemento di identità di una fascia di popolazione già debole e vessata.

Le domande sono tantissime, il tempo stringe. Michele Rech racconta la nascita del suo blog, per la cui realizzazione si dice infinitamente grato al fumettista e blogger Makkox (alias Marco Dambrosio) che lo ha lanciato sia sulla sua rivista Canemucco sia, in seguito, sul web. Nonostante un’iniziale diffidenza, pubblicare vignette su Internet ha dei pregi, come l’assenza di mediazione nonché di scadenze. Il cartaceo rimane una responsabilità per il giovane fumettista: “Una persona paga dei soldi e io mi impegno perché sia soddisfatta dei soldi che ha speso. Non devo farla contenta, ma impegnarmi e creare qualcosa che sia valido a mio giudizio”. Il fumetto in Italia è ancora considerato un passatempo povero, da edicola o tascabili, non un oggetto privilegiato: questo non aiuta la percezione del fumetto come di una cosa da valorizzare culturalmente. Il fatto di avere alle spalle una casa editrice aiuta, sostiene, perché il fumetto è, nella maggior parte dei casi, “un hobby per ricchi e per invasati” difficilmente riconducibile a una professione che permetta di mantenersi; tutto questo non favorisce la capacità creativa. Eppure lui ce l’ha fatta, e lo dimostra il suo successo: Zerocalcare scherza riguardo il suo stile (“dal punto di vista grafico è lo stile di chi non sa fare anatomie, ombre, muscoli…è uno stile per sottrazione!”) e spiega che, per imparare a fare fumetti, ciò che serve davvero è “farli farli farli, leggerne e copiarne un sacco, e poi farli farli farli”. E dove trova l’ispirazione? Per rimediare alla sua pessima memoria, il fumettista scrive nelle bozze del cellulare tutto quello che gli viene in mente durante il giorno. “Porto anche il cellulare in doccia, e se mi viene in mente qualcosa lo scrivo subito, perché altrimenti nel tempo che esco dalla doccia me ne son dimenticato…” e periodicamente trasferisce questi appunti su una apposita bozza nelle mail: quando deve pubblicare una vignetta nel blog attinge da questa raccolta di idee, poi butta giù una scaletta, la storyboard e, infine, usa la matita seguita dall’inchiostro.

Zerocalcare ha parlato per quasi due ore, ma i fan del Cecchi Point non rinunciano a soddisfare le loro curiosità a proposito della realizzazione del film su La profezia dell’Armadillo (attualmente in pre-produzione in collaborazione con Valerio Mastandrea);  a riguardo l’autore afferma scherzosamente “Sono esattamente nella condizione ideale: quella in cui mi pagano la sceneggiatura e poi il film si blocca lì, così nessuno mi viene a dire che il film è meno bello del fumetto”. Il pubblico vuole sapere tutto sui futuri progetti del fumettista. In effetti, Michele sta pensando di approfondire un tema che gli sta particolarmente a cuore: “Uno pensa che con l’adolescenza si finisca di sentirsi in bilico, senza una sensazione di completezza. Io a quattordici anni pensavo che a trentun anni l’avrei raggiunta, invece niente. Vorrei agganciare questo alle solite cose assurde successe nella mia vita; del resto, se una persona normale esce tre sere consecutive con Secco, in seguito avrà cose da raccontare per molto tempo”

Zerocalcare e Valerio Mastandrea

E poi conclude: “Se io sfoglio La profezia dell’armadillo oggi, lo sento molto mio, ma fotografa un momento della mia vita diverso da ora. Le persone intorno a me sono cambiate, fanno cose diverse: io ho creato quei personaggi e mi ci sono affezionato lasciando cristallizzare i loro ruoli nel tempo, ma, ad esempio, ora Secco ha la barba e porta la camicia (non per lavorare, vive sempre di poker online, ma per l’idea dell’abbigliamento casual da stadio, tipo ‘vestiti bene e comportati male’), anche mia madre non è più solo la persona su cui contavo come sei anni fa, il rapporto è diventato più articolato. Io ho bisogno di svuotare la cache dei miei fumetti e riaggiornare i personaggi a quel che sono diventati. In tantissime interviste ho detto, senza capirne davvero il senso, che Dimentica il mio nome era la fine di un ciclo: forse quello che volevo dire è che mi ha fatto comprendere che devo aggiornare il mio mondo a quello che sono adesso”.

Agnese Giaccone, gruppo Andrea Bajani Boys & Girls

L’incontro è ormai concluso, ma l’avventura “saloniera” di Zerocalcare prevede un altro importante ed attesissimo momento: la firma copie! Fortunatamente lo attendono SOLO 300 persone ed il tutto si risolve in oltre 4 ore di “disegnetti”,  dediche, ritratti e citazioni. Michele si alza dalla sedia, con ancora un sincero sorriso sul volto, ben oltre la mezzanotte, stabilendo un nuovo record: il suo è il primo incontro del Salone ad iniziare un giorno e finire il giorno seguente! Al termine, ci saluta con una dedica personalizzata La dedica di Zerocalcare al Salone del Libro Per dirla nella sua lingua natia “Ah Calcà, ma che te scusi???” Siamo noi a volerti dire GRAZIE, per la disponibilità e la generosità dimostrateci.

Carlo Manca, Salone Internazionale del Libro di Torino (Il maggiore fan di Zerocalcare che la redazione abbia mai conosciuto)