E’ stata forte, oggi 1 Ottobre al Cinema Apollo durante il Festival di Internazionale, l’impressione che ad assistere e a tenere l’incontro sulla Tav fossero amici di lunga data: il regista Daniele Gaglianone infatti ha voluto proporre un filmato contenente l’intervista di quattro ore all’amico Luca Rastello, poi ridimensionata ad un’ora ed inserita come contenuto speciale nell’edizione in DVD del suo film “Qui”.

Luca racconta il suo viaggio da Lisbona a Kiev seguendo l’ipotetico percorso che la Tav dovrebbe percorrere una volta realizzato il Corridoio 5: ad ogni tappa si rende conto di quanto non solo il progetto, ma anche la realizzazione siano contraddittori o addirittura ossimorici, e ad ogni intervista capisce come la Tav sia destinata a morire ancora prima di nascere, per poi renderci partecipi delle sue rilevazioni e conclusioni.

Per cominciare, l’inizio e la fine del Corridoio, le presunte colonne portanti dell’alta velocità, sono di stabilità effimera: il Portogallo si è disimpegnato dalla costruzione di infrastrutture internazionali per tempo indeterminato, mentre l’Ucraina vede costruire barriere ai suoi confini dall’Europa stessa, che predica l’apertura culturale e politica fra tutte le nazioni del continente. Seguono problemi di natura logistica. Le merci, che nell’utopia Tav saranno trasportate in tempi rivoluzionari, non possono superare la velocità di 80 km/h, data la loro instabilità; anche i vagoni stessi risentono del medesimo limite, dal momento che i danni da usura crescono esponenzialmente richiedendo un costo di manutenzione eccessivo e periodico; anche gli snodi risentirebbero di problemi economici nel caso in cui la Tav fosse realizzata, dovendo essere totalmente reinventati per poter supportare l’alta velocità, per costi che l’Europa non può permettersi.

Come può dunque un persona non ardere d’ira nel momento in cui viene a sapere che la sua casa in Val di Susa deve essere rasa al suolo per la chimera di un progresso utopico quale è la Tav? Il movimento No Tav diventa il nuovo tema dell’intervista, con la sua lotta continua contro l’ipocrisia della politica e dei media.

L’incontro si è concluso con un coinvolgente dibattito tra il regista, lo scrittore bolognese Wu Ming 1 e il pubblico acceso dalla stessa passione ed energia che ha sempre infuocato Luca, mancato l’estate scorsa per un tumore, e che citiamo per concludere: “La Tav è solo una grande supercazzola”.

Giovanni Sette, Stefano Di Perna