<<“E nei loro occhi ho visto tutto lo stupore per il male altrui” così scriveva Primo Levi in quella prima dolorosa pagina de “La Tregua” per descrivere lo sguardo dei soldati russi alla vista del campo abbandonato di Auschwitz; e così mi sono sentita anch’io, quando, deportata a tredici anni, non riuscivo a capacitarmi di tanta crudeltà.>> Liliana Segre è una delle ultime italiane sopravvissute all’olocausto, che dopo quarantacinque anni di silenzio ha deciso di raccontare, di diventare un faro di testimonianza. Lo ha fatto anche oggi, in questa prima giornata del Salone del Libro 2016, alle 13:00 in Sala Azzurra nell’ambito del progetto “Pagine di Memoria” promosso dall’Associazione Treno della Memoria, che ormai da anni porta centinaia di ragazzi a visitare i luoghi più importanti della Shoah. Un viaggio che cambia radicalmente la vita di coloro che lo affrontano, come conferma la massiccia presenza in sala dei partecipanti del Treno.

All’incontro erano presenti anche Jadwiga Pinderska, direttrice della casa editrice di Auschwitz, la vicedirettrice del Museo di Auschwitz-Birkenau e Maria Luce Possentini, illustratrice e nipote di un sopravvissuto di Dachau. Durante l’incontro è stato presentato un libro illustrato molto speciale, “Disegni da Auschwitz“, una raccolta di 22 tavole originali a matita ritrovate in una bottiglia a Birkenau. Dell’autore sappiamo soltanto che le sue iniziali erano “M.M”, che ha rischiato moltissimo per imprimere sulla carta ciò che ha visto, e che questo probabilmente – come suggerisce l’ultima tavola, rimasta incompiuta – gli è costato la vita.
<<Disegnare l’Olocausto non è cosa da poco, – afferma Maria Luce Possentini, già autrice di più libri illustrati su questo tema – perchè se si vuole raccontare questa verità bisogna avere il coraggio di andare fino in fondo e sottolineare anche le sue sfaccettature più macabre. Tutto ciò che è edulcorato, addolcito per essere più sopportabile, è un tradimento: un tradimento alla Memoria, ai morti, ai sopravvissuti. Io ho voluto raccontare la Storia con la “s” maiuscola, la verità su Terezìn.>>

In sala era presente anche l’Assessore alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi, la quale ha ribadito la necessità della creazione di una cultura condivisa, che sappia andare al di là delle fazioni politiche e che sia volta a conservare quello che è, di fatto, Patrimonio dell’Umanità.

Vere protagoniste di tutto l’incontro sono state però le parole profonde di Liliana, rivolte in particolar modo ai giovani. <<Non dite mai che non ce la potete fare, non è vero. Io ho sperimentato sulla mia pelle quanto l’uomo sia capace di lottare per rimanere attaccato alla vita. Non appoggiatevi a nessuno: dovete trovare la forza in voi stessi per andare avanti e raggiungere i vostri obiettivi>>.
Alla richiesta di raccontare il momento della liberazione, lei ha parlato di come, senza accorgersene, si fosse ritrovata a marciare di fianco alla SS comandante del campo in cui erano stati trasferiti dopo l’abbandono di Auschwitz, di come questi, ormai pronto alla resa, si fosse spogliato della divisa per tornare ad indossare abiti civili, di come nel farlo avesse lasciato cadere la pistola proprio vicino a lei: <<Per un momento ho provato una tentazione fortissima, come non mi sarebbe mai più capitato di provare: avrei voluto raccogliere la pistola e sparargli. E’ stato un attimo, ma poi ho capito: ho capito io ero migliore del mio assassino. Lui aveva scelto per me la morte, io avevo scelto la vita. Ed è in quel momento che sono diventata la donna libera, la donna di pace che sono ancora oggi.>>

Un ultimo ragazzo le chiede se, oltre alla memoria, i superstiti vogliano lasciarci un testimone, un impegno che loro non hanno potuto portare a termine. La risposta è decisa e immediata, come tutto il resto: <<Continuate a combattere la menzogna, ad ogni livello possibile: politica, economia, lobby, storia. Denunciate il fatto che coloro che sono morti per la libertà non sono morti per questo, ma per un mondo migliore. Sconfessate la bugia finchè siete puri, fatelo prima che questo mondo possa intaccarvi. Diventate delle candele di memoria.>>

Un’immagine felice, quella delle candele. Non vasi da riempire, ma fuochi da accendere.

Giulia Cibrario

Tutor Redazione Bookblog