I bonsai sono piante particolari, progettate e perfezionate dall’uomo a tal punto che sembrano quasi rinnegare la loro natura di alberi. Con questa metafora la scrittrice messicana Guadalupe Nettel  domenica 12 maggio al Salone descrive la condizione dell’uomo nella società. Siamo sempre portati a confrontarci con la bellezza da un unico punto di vista imposto da un canone di perfezione. I protagonisti dei racconti raccolti nel libro Petali e altri racconti scomodi hanno in comune la lontananza da questa simmetria idealizzata, che a differenza dell’asimmetria non è sensuale, ma solamente rasserenante. In questo modo Guadalupe rivaluta il concetto di anormalità, immaginandola come una caratteristica unica e inestimabile. D’altronde siamo tutti “piccoli mostri discreti” e ognuno di noi può ritrovare in questi personaggi anomali parte della propria mostruosità.

Dialogando con la scrittrice e amica Chiara Valerio, Guadalupe afferma che la scrittura è la sua forma di liberazione e questo suo rifiuto della perfezione si riversa nel suo stile narrativo. A seguito della sua esperienza come studiosa in Accademia, ha ricavato un odio profondo per la categorizzazione e la rigidità del linguaggio, che considera come una gabbia da cui è necessario evadere. Leggendo i suoi racconti il lettore si immerge in un’atmosfera distorta priva però di alcun giudizio da parte dell’autore: l’oscuro fascino dell’anomalia risuona nelle parole del libro e non ha bisogno di essere spiegato.

Antonia Romagnoli e Emilia Ciatti,
Liceo Ariosto di Ferrara