Ostinazione umanitaria: così Filippo Grandi, autore di “Rifugi e ritorni“, definisce l’infaticabile impegno di chi come lui si batte ogni giorno per tentare di risolvere la drammatica tragedia umanitaria che stiamo vivendo. Ci troviamo al Centro Congressi Unione Industriale dove Grandi presenta il suo libro, frutto di un lavoro in ambito umanitario cominciato come volontario più di trent’anni fa, che l’ha portato nel tempo a ricoprire il ruolo di alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Rifugi e ritorni. Storia del mio lungo viaggio tra rifugiati, filantropi e assassini” racconta il mestiere umanitario sotto una prospettiva particolare, prendendo in considerazione le grandi e le piccole cose di questo lavoro, tanto la sua gestione nel quotidiano quanto i grandi temi su cui siamo costretti, a interrogarci, perchè ci toccano ormai da vicino. L’autore si augura che nel raccontare la sua esperienza possa diffondere un messaggio di solidarietà, oggi più che mai indispensabile. Il suo libro sotto questo punto di vista è doppiamente utile: è istruttivo e interessante per chi lo legge e i proventi della sua vendita vengono interamente utilizzati per finanziare opere umanitarie.

Ciò che “Rifugi e ritorni” ci presenta è una storia nella storia, l’esperienza lavorativa e umana dell’autore inserita in un contesto sociale molto ampio e complesso, di cui Filippo Grandi delinea i confini. La sua è una narrazione “di periferia”, una periferia un po’ in collina da cui si vede bene la storia nel suo insieme.

Il libro ci racconta alcuni dei maggiori momenti di crisi degli ultimi anni, che hanno segnato e segnano il nostro tempo, vissuti in primo piano dall’autore: si tratta di storie di rifugiati legate ad avvenimenti quali la guerra cambogiano-vietnamita (collegata, per altro, a un’importante riflessione sulla guerra fredda), la crisi curda del ’91, il terribile genocidio del Ruanda e le sue conseguenze, la guerra in Afghanistan e l’irrisolta questione palestinese.

I veri protagonisti di quest’opera non sono dunque i singoli individui, ma i popoli. Persone che fuggono, che hanno perso ogni cosa: abbiamo spesso un’immagine distorta dei rifugiati e di quello che li ‘muove’, come se fuggire dal proprio paese per approdare nel nostro fosse il frutto di una scelta avventata o fatta a cuor leggero. Grandi ci ricorda invece che essere rifugiato è aver fatto una delle scelte più difficili che un uomo possa fare: lasciare tutto. E questa scelta va prima di tutto capita: l’empatia è la chiave del giusto approccio alla questione, che gli umanitari cercano di risolvere assicurando protezione ai rifugiati e lavorando con i governi in modo da facilitare il loro lavoro nel gestire questi flussi di persone.

Dunque, l’ostinazione umanitaria è indispensabile per non lasciarsi vincere dal senso di impotenza che rischia di sopraffare chi opera in questo ambito; delle parole di Filippo Grandi ci colpiscono la passione e la positività. A guidarlo, dice, è un ideale in cui tanti credono, che gli avvenimenti vissuti hanno plasmato ma mai soffocato, insieme alla forza e al coraggio dei rifugiati, che pure hanno perso tutto.

Nel rispondere ad alcune domande e riflessioni del pubblico, non numeroso ma estremamente attento e curioso, l’autore parla ancora una volta della sua esperienza personale sul fronte umanitario: è grande il senso di responsabilità che si prova e capita di non sentirsi all’altezza, ma è importante non chiedersi l’impossibile pur facendo tutto il possibile e svolgere con umiltà il proprio lavoro. Il lungo viaggio tra rifugiati, filantropi e assassini comporta sacrificio e costringe chi lo compie a venire a contatto anche con i colpevoli di terribili crimini umanitari, con cui però è necessario negoziare per portare aiuto e soccorso alle vittime di questi avvenimenti. 

Riguardo a come risolvere (o almeno migliorare) la tragedia umanitaria che stiamo vivendo, che vede enormi flussi di persone fuggire dalla loro patria, Grandi ritiene necessario migliorare l’organizzazione europea nel gestire la crisi e sopratutto razionalizzare il modo in cui si parla di questo fenomeno: ci ricorda infatti che gran parte del flusso migratorio si riversa nei paesi più poveri vicini ai luoghi di provenienza dei migranti: è quindi vuota e inesatta la retorica dell’invasione, che distorce e strumentalizza questi drammi. Inoltre l’autore si auspica che vengano contrastati i canali illegali, che portano guadagno ai trafficanti, tramite un accordo globale e si appella all’obbligo morale, che dovrebbe essere universalmente sentito, nei confronti dei rifugiati.

Nel quotidiano, però, anche noi siamo chiamati a non rimanere indifferenti: quello che possiamo e dobbiamo fare nella vita di tutti i giorni – oltre a contribuire materialmente con donazioni e aiuti di ogni genere – è coltivare consapevolezza e diffonderla il più possibile, perchè la disinformazione troppo spesso porta all’odio e al pregiudizio. Filippo Grandi conclude la sua riflessione dimostrandosi fiducioso per il domani e invitandoci a sostenere il progetto europeo, perchè, dice, il futuro sta nell’Europa.

Bianca Ceragioli