Mai come oggi il mondo dell’istruzione è messo sotto attacco, ostacolato e sottovalutato. Si propongono di dare una soluzione a tale situazione critica Christian Raimo e Girolamo De Michele, professori e scrittori, incontratisi questa mattina nel Chiostro di San Paolo. Il punto di partenza dell’analisi del declino del sistema scolastico è una serie di considerazioni sulla diseguaglianza.

Questo fenomeno, spesso ritenuto superato, è in realtà tutt’ora presente nella quotidianità della scuola italiana; dati alla mano, la provenienza sociale nel 2017 risulta ancora vincolante nel percorso degli studenti. Il 53% dei figli di genitori non laureati non porta a termine la scuola superiore e più del 60% dei figli di notai o ingegneri lo diventa a sua volta. Il ritratto risulta essere quello di un Paese afflitto da una eccessiva rigidità sociale che in Europa è seconda solo all’Inghilterra. Altre statistiche servirebbero solo a dare un’immagine dell’Italia decisamente indietro rispetto alle altre nazioni dell’Unione:

Il modello educativo proposto ai giovani non si presenta infatti come uno strumento per creare una nuova società, bensì come riconferma di quella già esistente con i suoi ruoli e limiti, imposti come realtà inalterabili. La scelta dell’istituto superiore all’attuale stato delle cose implica delle conseguenze sociali coercitive rispetto alla destinazione professionale a cui si andrà incontro. Ad aggravare tutto ciò sta un’inspiegabile smania e fretta d’insegnamento, un vero e proprio “terrorismo dell’urgenza”, che impone agli insegnanti di adottare approcci nocivi ed opposti alla loro effettiva funzione nel sistema scolastico.

Nell’intero dialogo e nella successiva intervista del Blog Raimo si lancia così all’assalto dei paradossi di un’istruzione che evidentemente non si domanda: “A cosa servo?”

 

Piervittorio Milizia, Giovanni Sette

Liceo Ariosto