Don Mosé, sacerdote eritreo, sennonché attivista nel campo migrazione, è stato ospite a Palazzo Crema per prendere parola sulle diverse situazioni in atto nelle terre Africane.

29-03-2011: così decide di iniziare il suo discorso. Quindici giorni di terrore nei pressi di Lampedusa. Direttamente verrà avvertito dai naufraghi che disperatamente richiedono soccorso. Nei giorni a seguire elicotteri e fotografi sorvolano sulle loro teste promettendo un futuro aiuto. Ma tutto ciò si rivelerà irrealizzato. Don Mosè critica questo fatto come una totale omertà, un’omissione di salvataggio in territorio di casa. 

I lager libici sono centri di detenzione di cui decide di criticare la situazione come immorale e inadeguata. Fra 30 000 detenuti ne vengono sequestrati diversi per il traffico d’organi e tutto questo viene effettuato in accordo con le autorità. La fine della campagna politica di Gheddafi è stato solo un propositivo per sotterrare le ingiustizie commesse e che stanno tutt’ora ardendo in quel territorio. Una di queste la si riconosce nel 77 % di minori che subiscono violenze durante il loro viaggio migratorio.

Sudan. Dialovi a cavallo controllano le tratte percorse dai migranti: richiedono denaro per la continuazione del viaggio. L’alternativa? Il carcere.

Eritrea. Le migrazioni sono in atto dal 2002 e i motivi sono molteplici ma tutti ruotano attorno alla violazione dei diritti a causa della mancanza di una costituzione. I cittadini eritrei sono costretti ad arruolarsi nell’esercito all’età di sedici anni fino all’anzianità per far fronte alla guerra in atto contro l’Etiopia. Questo procura loro l’impossibilità di crearsi progetti futuri e di sfruttare la povertà come strumento di controllo. Quindi cos’altro si può fare quando non viene concessa la libertà se non scappare? Ed è proprio così che va a finire in queste terre, dove il regime che governa non concede né passaporto e né visto.

Alla nostra domanda, di come poter rompere la barriera tra migrante e cittadino in un’Italia acerba per accoglierli, Don Mosè risponde con l’accoglienza, che deve partire dall’informazione e dall’assenza di pregiudizi.

Europa! Apri la porta alla dignità.

Alessandra Carisio (Liceo Alfieri, Torino)

Benedetta Crivellaro (Liceo Ariosto, Ferrara)