Una certa cautela, all’inizio. Indifferenza o diffidenza, desiderio che il tempo passi in fretta, solo una ragazza ha con sé quadernone e biro.
Ma l’interesse per il gioco, quasi qualunque gioco, quasi sempre è in agguato sottopelle. Siamo animali ludici, per fortuna.
-Giochiamo?
-A cosa?
-Serve un foglio con una penna o matita.
Il quadernone si riduce di spessore, penne biro o matite compaiono miracolosamente.
Si gioca con le parole:  monovocaliche  (alzata, precedente, intirizziti…); coi metagrammi (gatto patto petto pesto pesco pesce);  con i palindromi (osso otto Anna…); si gioca da sole o in piccoli gruppi.
Compaiono i primi sorrisi, la tentazione di provarci.
Poi giochiamo con gli incipit di romanzi e racconti più o meno famosi (“Non c’erano più leoni”, ” Al mio paese di orologi ce n’erano pochi”, “Quando si svegliò il dinosauro era ancora lì”…) e immaginiamo il seguito -se c’è. Ma è di fronte all’incipit di Herzog (“Se sono matto, per me va benissimo”) che scatta una molla: la voglia di continuare.
Continuano. Ciascuna mette per iscritto qualcosa che tira fuori da dentro di sé.
Il tempo passa in fretta, ci invitano cortesemente a sloggiare perché è ora di pranzo.

Margherita Oggero