L’emigrazione non è solo una conseguenza della povertà, si emigra anche per cercare condizioni di vita migliori“.

Con queste parole Mario Desiati, autore del libro “Mare di zucchero” (Mondadori) – che tratta proprio dell’emigrazione albanese del 1991 – apre l’incontro con i ragazzi presenti. Le cause di questo esodo non erano soltanto la povertà e il desiderio di vivere in condizioni economiche migliori: gli albanesi che scappavano cercavano una vita migliore, una vita in cui si potesse parlare liberamente, senza essere oppressi dalla paura di essere “beccati” e messi in prigione. Il libro racconta la storia di due ragazzini: Ervin, che fugge dalla patria su una nave con 20.000 persone a bordo indossando solo il suo costume da bagno, e Luca, un ragazzino italiano che lo aiuta e lo accoglie. È una storia piena di emozioni, tragedie, momenti belli e brutti, felici e angoscianti.

Il libro racconta un avvenimento “tanto grande” dal punto di vista di due ragazzi ma “tanto piccoli” rispetto alla vicenda che hanno vissuto.

L’autore Mario Desiati, durante il suo incontro, ha raccontato un episodio avvenuto quando era ancora un adolescente, che gli ha cambiato la vita. A quattordici anni, il suo sogno era quello di diventare un calciatore; il suo “piano B”, invece, era quello di fare lo scrittore. Giocava a calcio in una squadra abbastanza disastrata: indossavano magliette e pantaloncini che si portavano da casa ad ogni allenamento, non avevano scarpe adatte e giocavano sulla ghiaia. Vennero chiamati per fare il provino per entrare nella squadra del Parma, allora fortissima. Dovevano incontrare il Bari e la partita si sarebbe disputata in quella città. Quando arrivarono, la squadra avversaria li derise, addirittura il portiere si sdraiò davanti alla porta con un grosso lecca-lecca in mano. La partita finì 53 a 1 per il Bari, che era la squadra che giocava veramente per entrare nel Parma.

Non so se sia andata proprio così, ma è stata una fortuna per noi che Desiati, abbandonato il sogno del calcio,  sia diventato scrittore!

Martina Airaudo S.M.S. Caduti di Cefalonia