La Redazione ringrazia Marco Tomatis, lo scrittore adottato dalla Scuola Jaquerio di Buttigliera Alta che ci ha inviata il suo contributo per il nostro blog.

marco tomatisAderisco volentieri all’invito della redazione di “Adotta uno scrittore” e delle insegnanti della Scuola Media Jaquerio di Buttigliera Alta che mi ha felicemente adottato e provo a dare anche il mio piccolo contributo al blog.

Non farò la cronistoria di quello che è stato fatto. Ne hanno già ampiamente parlato i ragazzi della scuola nei loro post, e sicuramente meglio di quanto l’avrei fatto io.

Vorrei soltanto esprimere ancora una volta il mio stupore per come ragazzi di oggi, compagni, anche se più giovani nel mio caso, di quelli che si presentano in migliaia alle selezioni de “Il Grande Fratello” o di altri reality più o meno simili, riescano ad interessarsi ai libri e alla lettura, se guidati con attenzione e cura dai loro insegnanti. Mi convinco sempre di più, anche alla luce della mia esperienza di collaboratore con diverse biblioteche, che in questo settore esistano ancora mille e mille terre incognite da esplorare. A patto di averne la volontà politica e professionale. E ovviamente i soldi.

Certo, probabilmente molti dei ragazzi che hanno partecipato ad “Adotta uno scrittore”, dopo l’iniziale curiosità per cercare di capire chi fossero quei marziani (o venusiane) piombati tra loro a parlare di cose come letteratura, scrittura, parole, non prenderanno più in mano un libro. Le statistiche lo dicono chiaro. La metà dei ragazzi italiani non legge nemmeno un libro all’anno e la spesa media pro capite impegnata per libri non scolastici nel 2009 da parte dei minorenni italiani è stata di 11 virgola qualcosa euro. Pizza, Coca Cola e niente più. A patto che la pizza sia una Margherita, perché se si virasse verso una Quattro Formaggi probabilmente i soldi non sarebbero sufficienti.

Ora, non è necessario che tutti diventino grandi lettori. Come si è sentito dire parecchie volte, l’esserlo non ha mai impedito di diventare anche grandi mascalzoni e, all’opposto, milioni di uomini e donne non hanno mai letto un libro in vita loro sono ugualmente ottime persone. L’importante però è che insegnanti e scrittori continuino a gettare i classici semi. Non si sa se e quando germoglieranno, molti si perderanno, ma qualcuno sicuramente germoglierà, anche se a nessuno è dato sapere quali fiori e frutti ne usciranno fuori.

Sì, d’accordo, qualcuno starà storcendo il naso inorridito di fronte a una immagine così retorica ed usurata, ma la uso volutamente lo stesso, perché nonostante tutto conserva notevole efficacia e un profondo senso di verità.

E proprio per continuare a gettare semi, con i ragazzi di Buttigliera Alta ci sarà un incontro fuori programma il 12 maggio. Non sarò solo però questa volta. Con me ci saranno la mia coautrice Loredana Frescura, a Torino da Perugia proprio per il Salone, Cinzia Ghigliano, illustratrice di “Ti volio bene. Diario di Marvi dislessica innamorata”, uno degli ultimi libri realizzati assieme, e Cecilia Fabbri editor e curatore della collana Macramè della Loescher in cui il libro è stato inserito. Tutti insieme cercheremo di parlare della intera filiera del libro. Per l’occasione la Loescher donerà ai ragazzi partecipanti a “Adotta uno scrittore” una copia digitale del libro.

L’iniziativa acquista poi maggior valore se si pensa che al sabato la scuola media “Jacquerio” è chiusa e i ragazzi parteciperanno all’incontro in un giorno di vacanza.

Tutto questo però non sarebbe potuto essere realizzato senza il lavoro delle insegnanti. E proprio per loro, Marica Scattarelli e Marina Bruno, e per tutti gli insegnanti che, nonostante lo sfacelo in cui si sta precipitando la scuola pubblica, curano ancora l’amore per la lettura e la narrazione, mi permetto di trascrivere il brano di un grande scrittore, Amos Oz, che racconta della maestra dei suoi otto anni e dove scuola e letteratura appaiono meravigliosamente compenetrate .

“A volte, quando era già finita la mattinata di scuola, in un’ora in cui la classe della maestra Isabela era già a casa da un pezzo, .. solo noi, dimenticati dal mondo, eravamo ancora sotto le ali della maestra Zelda e delle sue storie, piegati verso di lei sul banco per non perdere nemmeno una parola , finchè una mamma preoccupata, con il grembiule intorno alla cintola, si presentava sulla soglia, le mani sui fianchi. Aspettava dapprima con impazienza e poi con uno stupore che si faceva via via curiosità, come se in quel momento anche quella madre fosse tornata una bambina sbalordita. Tutta orecchi come noi, pur di non perdere il finale della storia della nuvola smarrita, la sola nuvola d’oro al mondo il cui manto s’era impigliato nei raggi di una stella d’oro”.

E cito questo brano perché io ho avuto la fortuna di avere una maestra così. E ancora oggi, a distanza di oltre cinquant’anni, non smetto di ringraziarla.

 Marco Tomatis