<<Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove  che parlano gocciole e foglie lontane.>> Questo sarebbe stato l’intervento di D’Annunzio durante la rilassante passeggiata all’interno dell’Orto Botanico al Valentino di Torino dove, nonostante la pioggia, molte persone si sono recate per scambiare quattro chiacchiere con Daniele Zovi, ex dirigente del Corpo Forestale dello Stato e autore di ‘Alberi sapienti, antiche foreste’. Sentirsi parte del grande flusso di energia delle strutture vegetali, in compagnia di Daniele e della direttrice dell’Orto Botanico, è stata un’esperienza unica e formante. “Un bosco è il risultato di azioni e reazioni, alleanze e competizioni, crescita e crolli. Sotto ai nostri piedi sorge una rete di scambio continuo” spiega Daniele e prosegue dicendo “L’uomo moderno passa davanti ad un albero e non sa chiamarlo per nome”. Lo scopo del libro, ricco di illustrazioni e storie, infatti è proprio questo: sensibilizzare gli uomini di oggi, perché alla bellezza della natura non fanno più tanto caso. Crediamo che gli animali ci siano molto più vicini rispetto alle piante che, morfologicamente, non ci somigliano affatto. Eppure Daniele ci dice “siamo parenti dell’orango, del cane ma anche del fagiolo, del platano, dell’abete rosso”. Come facciamo a cogliere questa vicinanza? Con loro condividiamo più caratteristiche di quel che possiamo immaginare. Le piante son dotate di tatto, ad esempio il fogliame della mimosa pudica, in caso di contatto, si ripiega istantaneamente su sé stesso;  e di memoria, una pianta carnivora, aziona un segnale di avvertimento quando l’insetto si posa su di essa e 2 o 3 secondi dopo fa scattare la “trappola”. Posseggono la sensibilità all’esposizione solare e la propriocezione (capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio anche senza il supporto della vista). La Cuscuta dopo avere radicato al suolo, cresce rapidamente avvolgendosi su altre piante. Per farlo deve essere consapevole di dove si trova e di dove è situata la pianta ospite. Hanno input olfattivi: il fagiolo borlotto emette un profumo simile all’odore di lavanda quando avverte la presenza di parassiti, che potrebbero danneggiarlo. Infine, anche se può sembrarci assurdo: si muovono. Attraversano oceani e continenti restando ben ancorate al terreno. I semi infatti vengono trasportati dal vento, dagli uccelli e dall’uomo. Agli altri loro “sensi”, si aggiunge la «voce». In questo caso D’Annunzio concluderebbe prontamente:

<<E il pino ha un suono, e il mirto altro suono, e il ginepro

altro ancora, strumenti diversi  sotto innumerevoli dita.>>

 

Alessia Ulloa, Liceo scientifico Niccolò Copernico