Uno scrittore nato in Cile, con il passaporto tedesco, che vive in Spagna e scrive in spagnolo, una vita densa di emozioni: una personalità davvero speciale! Potrebbe essere questa l’affermazione che riassume l’intero incontro, condotto da Ranieri Polese, con Luis Sepúlveda in occasione dell’uscita del suo ultimo libro Ingredienti per una vita di formidabili passioni . Il celebre autore attraverso le domande a lui poste ripercorre gran parte della sua vita a partire dalla avventurosa nascita all’Hotel Chile ad Ovalle fino alla desolante situazione attuale del paese in cui abita, attraverso gli anni passati in Germania e la condizione di essere senza patria.

Con il suo nuovo lavoro, lo scrittore si propone di essere “una voce per chi non ha voce di denunciare l’esistente” e contrastare le élite, perché “siamo in mano di questo mondo orribile, onnivoro” e non può più limitarsi a scrivere romanzi di fantasia perché il suo istinto di essere giornalista lo porta far prevalere la realtà in ogni caso; infatti appoggia e racconta gli scioperi dei minatori delle Asturie e critica la politica neoliberista adottata dall’ultimo governo spagnolo.

Di essere cileno, Sepúlveda è stato orgoglioso fino al 1973, anno della morte del Presidente Allende, partecipando molto attivamente alla vita politica “per costruire un futuro migliore, una società diversa, una società pacifica”. Con l’inizio della dittatura, la fiducia dello scrittore è scemata e lo ha portato a non riconoscersi più nell’attuale società cilena, ancora permeata dell’individualismo a cui era stata portata in quegli anni.

 Ci ha colpite quanto Sepúlveda riponga una grande fiducia nelle generazioni spagnole più giovani che vede in grado di sviluppare una nuova utopia, con la consapevolezza che la meta si allontana progressivamente man mano che l’uomo vi si avvicina. Proprio per questo potrebbero essere capaci di trovare una soluzione per i paesi in difficoltà.

Ancora di più però siamo rimaste emozionate e commosse dalla tenera immagine che l’autore ha fornito della sua numerosa famiglia, in particolare ha condiviso con il pubblico l’intimo momento di ritrovo delle grigliate in cui lui (chiamato non “papa” ma “il vecchio”) cuoce per tutti e il dispiacere di non essere stato abbastanza presente nell’infanzia e adolescenza dei figli perchè impegnato in giro per il mondo.

Infine gli spettatori con gli occhi lucidi e la pelle d’oca hanno potuto ricevere un autografo dal loro scrittore preferito e confermare la sua straordinaria capacità narrativa.

Giulia Mangolini, Margherita Dondi, Margherita Mastellari, Caterina Marzocchi

Galeotto Fu Il Libro, Liceo Ludovico Ariosto Ferrara