Nella sala al piano superiore del ristorante “Hafastorie” regna un’atmosfera rilassata e morbida, saranno i sedili bassi ed i loro colori sgargianti, i larghi tavolini tondi e quasi buffi, l’aria orientaleggiante, il quieto chiacchierare del pubblico, i pochi rumori che vengono dalla strada. Si sta sta immersi in un’impressione di familiarità, quasi di una conversazione tra buoni amici più che di una presentazione o intervista: per neppure un attimo durante tutta la serata quest’impressione ci lascerà.

biglietto da visita di Hafastorie

Ci sono degli stuzzichini sul tavolo. Focaccia troppo, troppo, troppo buona. Olive nere che fino all’ultimo siamo state tentate di intascare. Tè alla menta che non si può intascare per motivi prettamente fisico-logistici.
Ci sono libri su scaffali, riviste, opuscoli, copertine colorate e pagine scritte nero su bianco.
Ci sono i suoni dello spettacolo dei pupi appena fuori della finestra, in Galleria Umberto I, e si fanno man mano più insistenti.
Ci sono infine tre autori – in leggero ritardo – e ci sono i loro sogni, le loro idee, le loro passioni e la loro volontà di comunicare, e c’è la donna che, a suo stesso dire, con fare assillante tipicamente materno, coi suoi spunti e con il suo punto di vista, lì sprona a dare il meglio di sè nella loro produzione letteraria.

Si parla di Luca Iaccarino, Christian Milone, Rocco Moliterni ed Enrica Melossi.
L’incontro parte con una breve introduzione di quest’ultima, che siede su un basso cuscino in mezzo a chi l’ascolta e sta di fronte ai tre autori, anch’essi mescolati al “pubblico”. Le riflessioni dei tre nasceranno dalle sue domande: anzitutto veniamo a sapere che li accomuna il fatto di aver scritto libri che si occupano, anche se in maniera diversa, di cucina.
La domanda per tutti e tre è quale cambiamento sentano sia avvenuto fra i loro stessi di oggi e quelli di tre anni fa.

Parte Christian Milone, cuoco stellato che ha recentemente pubblicato un libro intitolato “Io odio cucinare”.
Risale a più di tre anni fa, a quando faceva il ciclista pur assistendo ogni giorno alla vita di ristoratori dei suoi genitori.
Racconta il momento in cui le cose per lui sono cambiate, e nel raccontarlo lo fa rivivere anche a noi che lo ascoltiamo: Milano, un palco su cui non si aspettava di dover parlare, il panico del momento, le poche ma intense parole.
Cosa avrò mai detto in quei quaranta secondi, dice, non lo so; di fatto peró, è proprio da qui che per Christian Milone cominciano tre anni pieni, fatti di libri, incontri, interviste, per poi infine tornare a spadellare.
In sostanza, per Christian Milone in tre anni è cambiato tutto e niente; “sono nello stesso punto in cui ero tre anni fa – risponde – con la consapevolezza che è qui che voglio stare”.
Infine il cuoco stellato parla di sogni e aspettative, che il mondo del ciclismo lo ha abituato a comunicare apertamente: al primo posto, dare alla sua prima stella Michelin una compagna.
D’altronde dice di non amare i numeri dispari.

Luca Iaccarino

É ora il turno di Luca Iaccarino, autore di titoli come “Dire, Fare, Mangiare”, “Il gusto delle piccole cose” e molti altri. La sua passione per la scrittura è di vecchia data, per molti versi ne attribuisce il merito alla sua maestra di italiano: così, i suoi libri sono il risultato dell’unione tra il puro piacete di scrivere e l’amore per il cibo, specie quello di strada. In una delle sue ultime opere Luca Iaccarino approfondisce quattro volti della cucina, tra loro molto diversi: l’alta ristorazione, la cucina per così dire popolana, l’esperienza di gestione di un locale e la cucina domestica.
Tra queste, il suo interesse si è rivolto nel tempo in particolar modo alla genuina cucina di strada, che è per l’autore una sincera passione. Nel parlarci della sua esperienza con il mondo dello street food, ribadisce che il racconto di cucina è bello se è un racconto vero. Ad oggi esistono molte guide che si occupano di cibo di strada, ma non è solo il piatto che va preso in considerazione nel descrivere un locale: il bello del cibo – conclude – sono anche le cose che gli succedono attorno.
Enrica Melossi legge il prologo di uno degli ultimi libri di Luca Iaccarino; risulta leggero, ironico e piacevole. Insomma, una lettura da non perdere.

La parola passa poi a Rocco Moliterni, di cui ricordiamo “Parlami d’amore ragù”; l’autore ci racconta di come la sua carriera di scrittore si sia evoluta e sia cambiata nel tempo, a partire dalla rubrica “Fratelli di Teglia”.
Si leggono alcuni degli strampalati titoli dati da Rocco Moliterni ai suoi libri, o titoli che in futuro vorrebbe scrivere, e si ride: la cucina può anche essere leggera, piacevole e divertente: “la cucina va bene sia una cosa seria – dice – ma ogni tanto ci si può anche scherzare sopra“. Anche se attraverso di essa si tenta di riscoprire volti privati dei padri della patria: persino di loro è bene parlare, talvolta, in maniera lieve. Brillanti sono i suoi titoli: molte volte, dice, l’ispirazione parte proprio da un buon titolo.
Poi Rocco Moliterni, lucano di origine, ricorda con affetto il profondo legame che ha con la sua terra e mette in evidenza l’importanza della cucina legata alla tradizione, dal nord al Sud dell’Italia.

É ora il momento delle domande: a Luca Iaccarino, impegnato da tempo nel campo dello street food, Enrica Melossi chiede che cosa pensi del fatto che nell’ultimo periodo il cibo di strada sia diventato “di moda”. L’autore riponde che é vero, di recente sono molte le guide che recensiscono locali di street food; poi peró ribadisce: noi, passatemi l’espressione retorica, l’abbiamo fatto con il cuore. E davvero si intuisce che é cosí.

A Christian Milone viene posta una domanda, probabilmente nella mente di tutti i presenti, sul perché del suo titolo “Io odio cucinare”. In effetti, queste parole in bocca ad un cuoco di professione, e per di più un cucoco con una stella Michelin, possono suonare strane, ma l’autore chiarisce, tornando nuovamente con le parole alla sua vita prima del grande successo ai fornelli.
Da ciclista, spiega, condivideva un alloggio con una decina di compagni e cucinare per lui era di fatto il momento peggiore della giornata: la cucina era un dovere, non un piacere, un mezzo di sostentamento più che una forma d’arte.
Nonostante abbia odiato questo aspetto del cucinare, ribadisce che l’odio parte dallo stesso seme dell’amore, lasciando intuire a chi ascolta che dietro alla sua cucina si cela una grandissima passione.
Le frustrazioni, peró, non hanno fine neanche per un cucoco stellato come Christian Milone, per il quale la cucina ritorna un semplice e ‘meccanico’ lavoro se non riesce a suscitare emozione.
Infine, Christian Milone condivide con chi ascolta la difficoltá che ha incontrato nello spiegare alla sua famiglia il perché di una scelta tanto impegnativa, che spesso chiede più di quello che restituisce: “la scelta é stata una scelta di passione, dare senza guardare cosa si riceve in cambio“.
Perché la passione, secondo Christian Milone, va vista come investimento per il futuro.

Rocco Moliterni, Christian Milone, Enrica Melossi, Luca Iaccarino.

 

Insomma, chiunque abbia seguito questo piacevolissimo incontro, con l’ausilio di deliziose olive e ancor’più deliziose focaccine, sará giunto alla stessa conclusione: che il cibo non è soltanto una forma di sostentamento.

Che il cibo è sopratutto arte, passione, amore, tradizione, poesia.

Perché il cibo non è soltanto il piatto che ci troviamo davanti, come l’ormai diffusissimo ashtag #instafood sembra volerci comunicare: il cibo è quello che c’é ora, quello che c’é stato e quello che ci sará.

 

 

 

Bianca Martinetto
Bianca Ceragioli
Liceo Classico Vincenzo Gioberti