Quanta sapienza ci vuole per raccontare l’irraccontabile. Levi ha dovuto inventarsi una lingua, non poteva usare l’italiano standard, consumato e usurato per narrare un’esperienza senza precedenti. Così Levi si identifica come tradotto e traduttore divenendo l’unico scrittore in assoluto ad essere stato tradotto in tutte le sue opere. Particolarmente rilevante la prossima pubblicazione dei “Complete works” negli Stati Uniti, a cura di Ann Goldstein e Domenico Scarpa, presentato nell’incontro nella Sala Rossa al Salone del Libro di Torino. Oltre a questo si è parlato della pubblicazione della sesta edizione de “Lezioni di Levi” tenutesi a novembre, riguardante il problema della traduzione. Fabio Levi coordina l’incontro interrogando circa le modalità di lavoro tra la Goldstein, rinomata traduttrice, e Scarpa, critico letterario e profondo conoscitore del linguaggio dello scrittore ebreo. Ann ha voluto spiegarci, con una carrellata di esempi concreti, come il supporto di Domenico sia stato decisivo per la traduzioni di parti chiave. Consistency ossia coerenza complessiva, ribadire l’armonia, la rotondità, la pienezza del linguaggio di Levi, questa è la parola chiave per Scarpa, il quale ribadisce che per quanto grande sia lo sforzo del traduttore, egli non potrà mai conservare le sfumature che il testo originale contiene. Nonostante ciò il traduttore ha bisogno di spendere tempo su una parola, metaforicamente di “menare il can per l’aia” o meglio “pitting round the bush”. Alla domanda di quali sono state le principali difficoltà riscontrate, la Goldstein risponde che il traduttore deve decidere se sia possibile preservare i suoni, Levi, infatti, utilizzava spesso allitterazioni, e avere lo stesso rispetto che lo scrittore riponeva nel descrivere minuziosamente i fatti.

Il secondo aspetto analizzato è il Levi-traduttore. Esso infatti traduce la realtà oltre la testimonianza, in quanto il tradurre e il testimoniare sono attività impossibili in linea teorica ma necessarie. I veri testimoni di Auschwitz sono infatti coloro che sono morti.

“Che cosa comporterà l’uscita di Complete Works? Modificherà la ricezione internazionale di Levi?” Scarpa risponde con una battuta provocatoria mirata a colpire le pigrizie del mondo editoriale e accademico: “Tale pubblicazione avverrà dai settantanni dalla liberazione di Auschwitz, quasi a voler indicare la liberazione di Primo Levi dall’etichetta di ‘Testimone di Lager’ che ha assunto nel tempo. Sarà così considerato semplicemente come grande scrittore del novecento, colui che ha creato un nuovo linguaggio per raccontare l’irraccontabile.”

Infine,un fuori programma ha chiuso la conferenza, l’emozionante lettura in inglese di Hurbinek da parte di Ann Goldstein, esplicitamente richiesta da Scarpa.

Sara Gurizzan, Federica Pili. Scuola M. Grigoletti, Pordenone