Il clima è febbrile alla vigilia di uno degli incontri più attesi dell’anno. Il MundiaLibro è già un evento e promette emozioni da batticuore, complice l’altissimo livello della competizione. Si scontrano,  infatti,  Se questo è un uomo di Primo Levi sostenuto da Giusi Marchetta e Libera nos a Malo di Meneghello guidato da Alessandro Perissinotto. Arbitro della contesa è Marco Pautasso, presenza imparziale e grande performer, che tuttavia si incarta nelle questioni tecniche e rischia di dimenticarsi il lancio della moneta.
Già l’ascolto degli inni è motivo di polemiche e costringe l’arbitro al cartellino giallo contro la squadra di Meneghello, che fa suonare l’inno dei Balilla.
Dopo l’incidente iniziale, il gioco entra nel vivo con un primo tempo senza troppe sorprese, caratterizzato da un possesso palla equilibrato. Terreno di incontro e non di scontro tra i due libri la ricerca delle parole per ricordare, una memoria gioiosa, fatta di impressioni giovanili fraintendimenti e frammenti o una memoria tragica, di crudeltà che sotterrano l’uomo e non possono essere dimenticate.
E’ la squadra di Perissinotto che prende palla all’inizio del secondo tempo, e a differenza dei primi 15 minuti nei quali si era limitato ad un catenaccio, seppur dignitoso, in difesa, ora parte all’attacco della porta avversaria, deciso a segnare a colpi di memoria. Fa parlare direttamente i protagonisti attraverso la visione di un video dello stesso Meneghello, e ricorda l’esperienza di persecuzione della moglie dell’autore. Per concludere cita un precedente periocoloso: l’esperienza del Calais, squadra di dilettanti che nel 2000 quasi vinse la Coppa di Francia. Identificatosi con la squadra svantaggiata sogna una vittoria, perché si sa nel calcio – lo dice la scienza e l’esperienza – tutto è possibile. Il capo ultrà di entrambe le tifoserie Francesco Morgando, solleva i tifosi in un coro scatenato al limite dell’irriverenza “Se non vince Meneghello, tiriam fuori il manganello!”
La palla viene passata alla Marchetta, ma inaspettatamente la squadra di Levi si ferma. Il suo coach, infatti, chiede ai giocatori addirittura di uscire dal campo e andare a sedersi in panchina! Motiva il voltafaccia spiegando che questo libro mostra la distruzione dell’uomo. Il gesto del generale che si pulisce la mano sporca di fango su un deportato che aveva appena ritrovato la sua dignità, è come se si ripetesse all’infinito ogni volta che un potente compie un sopruso verso un più debole e annienta ogni traccia di umanità. Questo non è più un uomo. Eppure questo stesso libro ci dice da dove possiamo ricominciare: il momento in cui Levi tenta di ricordare i versi della Divina Commedia. Questo è il punto da cui ripartire per ricostruirci. Sostiene che questo libro debba ritirarsi dall’incontro e rimanere a bordo campo. L’esigenza di parlare di libri nasce dal libro stesso e la competizione gli starebbe stretta, quando più proprio il ruolo di arbitro.
Il tifo rimane disorientato. La folla è confusa. L’arbitro e il guardialinee storditi. Si procede ai voti e alla fine, anche se per poco, sia il pubblico sia la giuria impopolare accolgono l’appello della Marchetta, premiano l’audacia di Perissinotto e fanno vincere Libera nos a Malo
Il pubblico diviso, urla di gioia e di rimprovero, approvazioni e disappunti disomogeneano la platea. Alla fine però non possiamo dire che ci sia stato un libro che sia uscito sconfitto dalla competizione. Infatti, a differenza del calcio, quando c’è Cultura possiamo vincere tutti.

Martina Dattilo, gruppo Andrea Bajani Boys & Girls