Massimo Giannini, scrittore e conduttore televisivo, è da poche settimane  direttore del quotidiano La Stampa . Nell’intervista condotta da Nicola Lagioia,  Giannini riflette sull’uguaglianza e sui problemi sul piano sociale ai tempi del Covid-19. Questo virus è diventato  il “pettine della storia”, che porta alla luce tutti i nodi e le difficoltà della nostra politica e della nostra economia: c’è troppa burocrazia nel sistema italiano e la politica non è in grado di affrontare i problemi nell’immediato. Queste lacune emergono quotidianamente e rischiano di portare ad una forte collera sociale, che cova al di sotto del virus e rischia di essere esplosiva.

La classe politica e tutti i partiti si stanno dimostrando inadeguati a fronteggiare una situazione di crisi. Se inizialmente la soluzione di un partito liquido sembrava ottimale, meno statica, più fluida, ci si accorge senza troppe difficoltà che leader e parlamentari sono semplicemente “gassosi”, inesistenti se non all’apparenza. Questa incapacità diffusa ha più cause di matrice differente. Una delle più importanti è l’assenza di partiti in grado di fare il lavoro della DC, che ha portato alla formazione di importanti leader competenti, né di creare una forte unità di classe come aveva fatto il PCI. Non ci sono partiti capaci di insegnare o di dimostrare come affrontare le difficoltà in ambito socio-economico. 

Per uscire da questa situazione carente è necessario che la politica ritorni a fare da “capotavola”, che lo Stato e il capitalismo trovino un equilibrio senza che uno prevarichi l’altro, cercando insieme di risolvere parte dei problemi presenti. 

L’unica cosa da fare in questo momento sembra informarsi, avere un’opinione critica tramite la lettura di libri e giornali. Parafrasando il Talmud, dove viene detto “chi salva una vita salva il mondo intero”, Giannini afferma che “chi legge un libro salva il mondo intero”.

 

Matilde Baiardi, Emanuela Caputo, Chiara Orzelleca – Liceo Alfieri, Torino