Durante il primo incontro di Valeria Parrella con le studentesse della Scuola Carceraria della Casa Circondariale Lorusso Cotugno di Torino lo spunto per scrivere sono state queste parole: ACQUA, MURO, SOLE, SOGNO, BAMBINO. Sotto trovate i testi scritti dalle studentesse e raccolti dalle insegnanti che li hanno trascritti per noi. Ringraziamo le insegnanti Isabel Lavagno e Silvia Grivet. Le immagini sono invece quelle del cartello che le studentesse hanno disegnato per accogliere Valeria Parrella. Ringraziamo l’insegnante di arte Gerardo Cioria per avercele mandate

L’acqua è fatta da due componenti. Due molecole di idrogeno e una molecola d’ossigeno. Per vivere noi abbiamo bisogno di questo liquido trasparente, senz’odore, senza sapore – disse la professoressa di chimica. Mentre lei diceva le sue cose, io sognavo di essere al mare, sotto un sole cocente sdraiata su un lettino, bevendo l’acqua frizzante per rinfrescarmi. Mi piaceva stare così in mezzo alla gente che si divertiva. Di più sono stata colpita da un bambino che piangeva forte perché aveva paura dell’acqua. Mi piaceva nuotare e non capivo il bambino. Quando si è calmato mi avvicinai e giocai con lui, costruivamo torri dalla sabbia e castelli. Poi un’onda del mare ha distrutto tutto quello che abbiamo fatto, il bambino stava per piangere, ma vedendo il mio viso sorridente, anche lui ha cominciato a ridere. Dopo un po’ siamo entrati in acqua e lui era tutto contento, perché io tenevo la sua mano e lui si è sentito sicuro. Un muro dentro di me è caduto, anche io volevo un bambino, adesso, subito. – Figlia mia! Nella mia ora non dorme nessuno – gridava arrabbiata la professoressa.

– Ma sognare si può?

Zsuzsanna Iren Pap

Io mi chiamo N., sono nigeriana. Io sogno di essere fuori dal carcere perché qui non mi trovo bene. Voglio andare in Nigeria per abbracciare la mia famiglia.mio penso sempre a mio papà, lui mi ama molto.

In carcere l’acqua non è buona e io penso a quando bevevo quella del pozzo della mia famiglia.

In cella ci sono solo muri e il sole fuori dalla finestra non è caldo e non è luminoso.

Da tanto tempo non sento al telefono i bambini della mia famiglia.

N. I.

In una giornata di sole starei tanto a pensare come avrei trascorso le mie giornate con il mio bambino a giocare dietro un muro con dei palloncini, con l’acqua, a bagnarci, a ridere e scherzare tanto. A volte il sogno sembra realtà. Questo muro che ci divide è brutto. Ma pensare che un giorno ritorniamo a giocare insieme con i raggi del sole che ci scalda e il muro che non ci divide più con il mio bambino sarà meraviglioso giocare con l’acqua.

P. V.

Io mi chiamo S., sono nigeriana. Non sognavo di finire in carcere. Tutto è colpa di mio padre, non mi ha mai mandata a scuola quando ero bambina perché io sono femmina.

Mia madre è morta quando avevo sei anni. Una donna innamorata della vita come me,

Mia figlia si chiama Sara, non ha mai visto il padre.

S. S.

Fammi la foto di mia figlia
perché quando la guardo sto meglio
quando la guardo sento che è vicino a me
sorride e io riconosco in lei mia madre

S.S.

 

Dammi un bicchiere d’acqua:
Ho bisogno di dissetarmi,
Dammi da mangiare: ho fame.
Solo tu puoi aiutarmi.
Ti aspetto perché voglio vivere.

P.A.

 

Ti chiedo per favore la libertà
e di poter tornare a casa con i
miei figli. Grazie.

S.

 

Io penso a miei banbini e volio stare
con loro e tiempo no mi fare il sole
per entrare in camera mia e in mio core
e aspetto tiempo de usire fori e giorno
per andare con loro afori per guardare sole
e fiori belii

A.

 

Quando non vedo dalle lacrime
Dimmi che esiste la gioia
Quando il dolore mi spezza il cuore
Dimmi che esiste l’amore

Quando cammino nelle tenebre
Portami verso la luce
E quando non trovo la strada giusta
Guidami, fammi sapere dov’è.

Pap Iren Zsuzsanna

 

Scrivimi una lettera
che quando mi trovo
In camera mia, leggendola
posso scaldarmi in cuore

B.

 

Fammi un ritratto della mia vita così posso
sapere la mia fuga dopo una lunga esperienza
chiusa nel tunnel senza sapere la fine e la luce del sole.

Disegna per me una strada giusta così saprò e
potrò andare nella giusta direzione senza sbagliare.

Dimmi se è vero che la vita è soltanto il
principio e che tutti sanno cosa è la vita
giusta.

Dammi l’illusione che la morte non debba
mai arrivare molto presto.

K.K.

Durante il secondo incontro Valeria ha lavorato su altre tre parole per dare lo spunto degli esercizi in classe: NAVE UNGHIE OROLOGIO. Sempre più difficile direi ma le studentesse se la sono cavata egregiamente dire, come potete constatare voi stessi dai teste che hanno prodotto e che trovate sotto.

 

NAVE UNGHIE OROLOGIO

Un giorno ho deciso di andare a fare un bel viaggio in nave.
Con un sole bello e caldo ho visto un bel mare calmo, mi sono rilassata e ho lasciato tutti i miei
problemi a casa e mi sono goduta tutta la Costa Azzurra.
E poi è arrivata l’ora di tornare a casa.
E appena sono tornata a casa sono andata a farmi le mie unghie che erano molto belle, chiunque
le vedeva mi chiedeva dove lo ho fatte!!

D.

 

C’era una volta una famiglia che è salita su una nave per andare in Calabria. Il marito che si
chiama Domitru aveva un bell’orologio d’oro. Ma non si era accorto che era stato rubato.
Quando la moglie Victoria chiede l’ora perché aveva un appuntamento per farsi le unghie, lui si
accorge di non avere più l’orologio.
Così chiamano subito la polizia e sulla nave arrivano due poliziotti e iniziano a fare dei controlli.
Trovano l’orologio dentro la tasca di uno sconosciuto che viene portato in questura e arrestato.
La famiglia continua felice il suo viaggio.

V.P.

 

Sono salita su una nave. C’era un orologio che gira per segnare quando si arriva alla destinazione
ma la nave non arriva. Ho toccato l’orologio con la mia unghia e la nave è partita più veloce. Con
le unghie si gira il mondo, con orologio si prende la pazienza, con la nave si arriva a destinazione.

(Dele)

 

C’era una volta tanto tempo fa un pirata con la sua bella nave, e con la sua ciurma andavano su
una Isola per cercare l’oro. Ma la nave si era fermata in mezzo al mare. Pioveva molto forte, era
buio era la notte fonda. Il pirata urlò “Forza ciurma” e così si salvarono e andavano sull’isola. La
ciurma era stanca molto si erano salvati erano felici e contenti….

P.M.

 

Mi faccio le unghie per andare in discoteca con i nostri buoni amici. Voglio avere le unghie belle quando vado a cena con amici e vedo altre donne che hanno unghie ben curate. Sono stata molto delusa quando ero sulla nave che andava a Capri e non c’era l’estetista quindi non ho potuto farmi fare le unghie. Ho volutamente lasciato a casa l’orologio in quanto volevo essere in vacanza.

(Alexandra)

 

Con la parola nave il mio pensiero vaga ai tempi della mia gioventù quando con i miei cognati andavamo in nave per passare alcune ore in mare aperto e fare il bagno al largo.

Ci alzavamo al mattino quando l’orologio segnava le ore sei per prepararci ad andare a fare colazione per poi partire. Durante il tragitto, in attesa di fare il bagno, io e mia cognata ci dilettavamo a darci lo smalto sulle unghie e mettere la crema per non scottarci. Fatto il bagno, quando vedevamo che l’orologio segnava l’ora del pranzo ritornavamo in porto, allegri per aver passato una mattinata in mare aperto.

(Marisa)

 

In carcere non si può fare la manicure.

Sta per arrivare l’estate ma essendo qui in carcere non posso fare un viaggio in una bella nave da crociera.

In carcere si possono portare solo orologi con cassa trasparente.

(N.)

 

Mentre mi mangiavo le unghie in una giornata di sole, decisi di non mangiarle più perché vidi una donna che le aveva lunghe e ben curate. Stava andando in una crociera con una nave della Costa Crociere. Mentre mi fumavo una sigaretta non prestavo attenzione all’orologio che andava avanti, rischiavo di perdere la nave. Era la mia ultima occasione per non mangiarmi più le unghie e non perdere la nave.

P.V.

 

Io sono nata su una nave.
La mia famiglia andava in vacanza in Spagna.
Il capitano della nave ha festeggiato la mia nascita e ha dato una grande festa.
C’erano tante persone, musica e cibo molto buono.
Il capitano ha regalato a mio padre un bellissimo orologio bianco da darmi quando compio 18 anni.

P.A.

 

Quando sto aspettando la nave ho perso il mio orologio, ho cominciato a innervosirmi e ho mangiato le mie unghie.

L’orologio va veloce come la nave, per la paura ho mangiato le mie unghie.

When I was waiting for a ship to take, lost my watch. I was so nervous and I started eating my fingers.

S.

 

C’era una volta una principessa che non sorrideva mai. Il suo principe non ritornava dalla crociera già da due anni, ma la principessa lo aspettava ancora e ha rifiutato a sposare l’altro principe.

I suoi genitori, il Re e la Regina, erano molto preoccupati per. La salute di loro figlia e per il suo compleanno l’hanno regalato un orologio, uno di quelli che fanno vedere non solo l’ore, i minuti e le secondi, ma anche io giorno, il mese e l’anno, sperando che la principessa rendeva il conto di quello che è passato tanto tempo da quando il suo principe è andato in crociera e non è ritornato ancora. In più, questo orologio è resistente all’acqua come uno dei orologi Swatch.

La principessa ha deciso di fare un fioretto finché non ritornava il suo principe: non mangiare le unghie. E non era sbagliato!

Un giorno la principessa, vedendo dalla finestra una nave che stava per arrivare, ha corso verso il mare. Avvicinandosi, lei ha visto il suo principe sulla nave che la salutava. Allora la principessa guardando l’orologio ha pensato che l’ha aspettato fin troppo, si buttò nel mare e nuotò verso la nave. Quando si è avvicinata, si aggrappò con le unghie la nave, il principe si è buttato nel mare per aiutarla salire sulla nave. Stessa sera hanno fatto festa delle nozze e dopo nove mesi la principessa è diventata mamma. Tutti erano felici.

Morale: 1. Non mangiare le tue unghie anche se il tuo principe non è arrivato ancora.

  1. Non lasciare il tuo principe di andare in crociera senza accompagnarlo.
  2. Comprare l’orologio sicuro tipo Swatch che funziona anche sotto l’acqua.

 

Il 11-03-2017 mi hanno messo in isolamento ed era molto brutto ero come persa, dal mondo, da tutto, come una nave in mezzo all’oceano che si è persa senza sapere la dritta giusta….

Stavo male e nervosa camminavo su e in giu mangiandomi le unghie ma il tempo non passava mai non avevo l’orologio non sapevo l’ora, il tempo sembrava che si era fermato, così per 7 lunghissimi giorni, finche un giorno aprono il blindo della cella e li ho ricominciato a rivivere. La mia vita ma la viviro molto meglio quando uscirò veramente dal carcere e stare con i miei figli a casa mia.

Katia K.

 

Mi ritrovo su una nave da più di un anni. Stiamo aspettando il buon vento, ma l’aria è ferma, non c’è brezza, siamo quasi senza speranza che un giorno ce ne potremo andare da questo maledetto posto.

Pap Iren Zsuzsanna

Sono una donna, non mi sento come un marinaio, anche se a volte mi sembra di aver bevuto troppo rum in quanto mi gira la testa. Il capitano si sta mangiando le unghie dal nervoso e spesso urla contro di noi, poi ci ignora. Non ha più unghie! Dicevo ad una mia amica: Ma perché il capitano è così duro? Come fa ad essere così frustrato? Le sue unghie rosicchiate sono molto eloquenti. Io per cambiare stavo guardando l’orologio. Erano le due del pomeriggio, tutti i passeggeri erano nervosi, il capitano senza unghie e con un orologio con le lancette che andavano sempre giù e non ritornavano sù. Sono persa pensavo. Pensavo alla mia vita miserabile, a tutto quello che avrei potuto fare e non ho fatto. Da un momento all’altro mi sono buttata in mare, non ascoltavo più nessuno, le grida si allontanavano piano – piano e io mi sentivo: contenta, felice e libera, e ho tutte le mie unghie.

Pap Iren Zsuzsanna

 

Sono stata un giorno in centro per comprare una borsa, oh chiesto che ora sono io oh dimenticato il mio orologio a casa

S.B.

 

Sempre durante il secondo incontro di  adozione Valeria Parrella ha portato una poesia da leggere con le sue studentesse. Ve la riportiamo qui e sotto trovate i testi che sono nati dalla Lettura condivisa della poesia.

Fammi un quadro del sole

Fammi un quadro del sole –
posso appenderlo in camera mia
e fingere di scaldarmi
mentre gli altri lo chiamano “Giorno!”.

Disegna per me un pettirosso – su un ramo –
così sognerò di sentirlo cantare
e quando nei frutteti cesserà il canto –
ch’io deponga l’illusione.

Dimmi se è vero che fa caldo a mezzogiorno –
se sono i ranuncoli che “volano”
o le farfalle che “fioriscono”.
E poi, sfuggi il gelo sopra i prati
e la ruggine sugli alberi.
Dammi l’illusione che questi due – ruggine e gelo –
non debbano arrivare mai!

Emily Dickinson, Poems of silence (1860)

Leggendo “Fammi un quadro del sole” di Emily Dickinson

Dammi i tuoi occhi
perché io possa vedere
dammi il tuo cuore
perché io voglio sperare.

(N. I.)

 

Dimmi tu se il mese prossimo finirà questo incubo
Se il mese dopo sarò con i miei piccoli
Lo chiedo a te perché in questo momento
La mia vita è nelle tue mani

(Zwatica)

 

Prego un domani di stare con i miei figli

(Cristina)

 

Dammi la voglia di vivere
Con gioia questi tristi momenti,
di dipingere un quadro
dove ogni figura sia la mia famiglia

(Marisa)

 

Dammi la mia libertà. Il sole mi riscalderà già, il calore dei miei figli.
Voglio rivivere, per loro guardo le foto ma non mi basta giorno dopo giorno!
Penso in camera mia che il sole e soprattutto che i raggi del sole arrivano anche a loro. Mi danno da mangiare e mangio, e bevo se ho sete, ma non mi basta. Ti prego, non voglio stare senza loro. Aspettami, arriverò presto da voi. Mi sento sola con un sole che mi scalda. Il giorno è notte. Mi riscaldo con il mio pensiero rivolto a loro.

(Patrizia)

 

Tu che sei lassù
Dammi il coraggio di andare avanti
Per i miei figli

(Romina)