“Sono convinto che i fumetti non debbano solo far ridere. Per questo nelle mie storie trovate lacrime, rabbia, odio, dolore e finali non sempre lieti.” Queste parole, di Osama Tezuka, descrivono pienamente l’intento di Thomas Gilbert con il suo libro “Le figlie di Salem”. Siamo in New England, anno 1692. La storia di Salem ha delle radici storiche; la città del Massachusetts è infatti tristemente conosciuta per aver condotto i processi per stregoneria più sanguinosi della storia. Abigail ha quattordici anni ed è una delle vittime dell’ignoranza e del fanatismo religioso che corrodono la vita della comunità. Tutto inizia quando un ragazzo le regala un piccolo asino di legno… Questo evento segna una svolta nella vita della ragazza; la società patriarcale in cui vive si rende conto che sta diventando una donna e, in qualche modo, si sente in diritto di “mettere a freno questa sua esuberanza”. Gilbert stesso ha potuto constatare, a seguito di una sua esperienza personale, come come la crescita di una donna diventa, anche nelle società più evolute, di dominio pubblico. E, a poco a poco, sia la famiglia che il proprio villaggio per la protagonista, da luoghi sicuri, si trasformano in gabbie da cui non si può uscire. Abigail riuscirà a trovare la libertà nella foresta, luogo in cui potersi esprimere liberamente. Qui incontrerà un nativo americano con cui stringerà un sincero legame. Il villaggio però è pervarso da un senso di chiusura e la paura dell’ignoto porterà ad una diffusa “follia comune”. L’odio e il terrore renderanno ciechi gli abitanti di Salem che useranno, come caprio espiatorio, l’accusa di stregoneria a diverse ragazze del villagio per cercare una via di sicurezza e tranquillità. Grazie all’utilizzo dell’immagine il lettore viene emotivamente coinvolto in questo racconto, a primo impatto intricato, che assumerà un ritmo di narrazione incalzante. Mentre in un libro le scene crude e violente possono solo essere immaginate, nel fumetto la descrizione diventa una visione diretta della realtà. Inoltre Gilbert, oltre che servirsi di immagini, utilizza una coralità di voci: il vero protagonista diventa il villaggio, raccontato, in ogni capitolo, da un personaggio diverso. Con questo espediente, l’autore vuole esplicitare i fatti unicamente espressi da diverse voci. Ciò che rende il fumetto ancora più interessante è probabilmente la sua contemporaneità; nonostante i fatti siano accaduti quasi cinquecento anni fa, molti aspetti delle vicenda risultano molto attuali. Primo fra tutti l’indagine sui meccanismi che si innescano nelle società ma anche l’accettazione di dinamiche che andrebbero condannate. Questo fumetto, nonostante la facile lettura che comporta, ha una storia alle spalle molto intensa e cruda, proprio come la verità.

“Questo libro è dedicato alle streghe di oggi e di domani. Che il fuoco non si spenga mai.”

Marzia Merlone Borla

Liceo scientifico Copernico