“Lasciate a se stesse”. E’ questa la condizione di più di 276 ragazze nigeriane, rapite e seviziate dai militanti di Boko Haram.

Durante l’incontro di Internazionale nel cortile del castello di Ferrara del primo ottobre, il giornalista tedesco Wolfgang Bauer racconta così le testimonianze delle donne, provando a capire il perché la società nigeriana accetti di convivere con la presenza di questa setta. Le vittime liberate sono addirittura costrette a vivere per diversi anni all’interno di campi, per paura che possano diventare spie di Boko Haram.

Queste giovani tendono quindi a non parlare, a non denunciare la violenza che hanno subito, per paura di essere rinchiuse e additate. Ma di cosa hanno davvero bisogno queste donne? La loro risposta è semplice e diretta: i loro figli devono andare a scuola e avere le risorse per lavorare e mantenerli, nulla di più.

Nessuno le aiuta. La paura è infatti troppo forte per chi assiste di persona e gli occidentali lo considerano come un fenomeno troppo lontano da loro e non se ne curano.

E’ proprio una donna nigeriana però a dimostrare il contrario, mostrando con le sue parole una realtà agghiacciante, fatti che si svolgono tutti i giorni sotto i nostri occhi. Il suo nome è Princess Inyang Okokon e fin dal 1999, anno in cui è arrivata in Italia, si batte per aiutare le donne vittime della tratta come lei a liberarsi dalla schiavitù sessuale.

Sono nelle nostre strade, ma nessuno le vede veramente, o forse nessuno le vuole vedere.

Eva Canigiula, Liceo classico Vittorio Alfieri, Torino

Lisa Greghi, Liceo classico Ludovico Ariosto, Ferrara