Il simbolo è quello del periodo di intensa “cementificazione” che intercorre tra gli anni Sessanta e Novanta. La metafora è quella di una vita fredda, solitaria e priva di ambizioni. Una vita che, come i palazzi, è già stata costruita da altri senza posto per la libertà, senza spazio per la natura umana. Anche ad Angelo, protagonista del nuovo romanzo di Mario Capello, manca lo spazio per realizzarsi, all’interno del suo angusto appartamento. Si è accorto troppo tardi che, mentre fantasticava su sogni irrealizzabili, la sua vita gli era stata sottratta, rubata per edificare desideri non propri ed ambizioni altrui. Tutta la sua esistenza può essere paragonata a quella di una marionetta, di un fantoccio inerme.

La vita gli era sfuggita così velocemente dalle mani da non rendersene conto. Il suo matrimonio, forse realizzato troppo prematuramente, è fallito nonostante tutto l’amore che continua a provare per la moglie ed il figlio. Ma l’aspetto forse più terribile di questa condizione consiste nell’illusione di libertà che prima possedeva. Era convinto che l’allontanamento dal mondo provinciale in cui era nato fosse frutto di una sua decisione, di una sua critica nei confronti di quel ristretto universo, non di un rigetto da parte di quella stessa società che, invece, non lo considerava minimamente. Allo stesso tempo soffre di una terribile mancanza. Il padre non ha mai avuto per lui, quel ruolo fondamentale di educatore e di ricettacolo di esperienze che avrebbe contribuito a formarlo come un vero adulto, responsabile e capace. Si sente inutile però non si ribella, forse per pigrizia, forse per incapacità di riscuotersi da questa dura condizione di vita, restando sottomesso alla schiavitù del passato.

La seconda parte della sua vita è dettata quindi dalla consapevolezza, mesta e deprimente, di non avere la possibilità di cambiare il mondo, ma che anzi sia proprio questo a modellarci secondo le sue imposizioni sociali, culturali ed economiche. La svolta è segnata anche dal nuovo lavoro di Angelo, l’agente immobiliare, completamente diverso e più pragmatico, attaccato alla realtà della precedente e sfortunata carriera di editore.

La tristezza è però rimasta chiusa tra le pagine dell’intenso romanzo, non intaccando invece, la freschezza intellettuale dell’incontro che, presentato da due ragazzi amici dello scrittore, si è mantenuto sempre vivace ed interessante. Uno è il principale spunto di riflessione che emerge dall’evento: la fondamentale incomunicabilità generazionale caratteristica degli ultimi anni. Così come i padri vogliono sembrare giovanili nell’aspetto e nei pensieri, allo stesso modo i giovani si sentono incompleti ed impoveriti senza le conoscenze e l’esperienza dei loro genitori.

Lorenzo Modena – Liceo Michelangelo Grigoletti Pordenone