Via Artom. Il giovane scrittore Alessandro Musto ci racconta, in un ex capannone Fiat destinato alla logistica, la sua periferia. Il suo racconto comincia con una lettera del comune di Torino in cui la signora Artom apprende che, una via della sua città, porterà il nome del figlio. Emanuele Artom, infatti, è stato un antifascita ebreo, che, prima della guerra era residente in via Sacchi a Torino. La storia di Emanuele si alterna con la storia di due ragazzi: Fabio e Enrica, che si incontrano proprio in via Artom, durante l’abbattimento di due pricipali palazzi della via. Fabio vuole   scappare da quel quartiere,in cui la droga e la delinquenza sono le uniche soluzioni di sopravvivenza Infatti va proprio a vivere con Enrica in via Sacchi , in centro città, nell’appartamento degli Artom. A questa storia si aggiunge Tarik, giovane marocchino di 17 anni, che in una comunità di Torino, non riesce a lavorare legalmente per il permesso di soggiorno. Anche Tarik riuscirà a raggiungere l’appartamento degli Artom e andrà a vivere con Enrica e Fabio. Ed è qui che si incontrano tutte le storie. Da quel appartamento parte Emanuele per la guerra mentre i tre protagonisti ci giungono da svariati posti. I loro, sono viaggi a ritroso di Emanuele nel XXI secolo. L’autore con “Via Artom” ci racconta un pezzo della nostra storia, della nostra città, del senso di appartenenza al nostro quartiere. E una storia che non appare affatto semplice

Marzia Merlone Borla

Liceo Niccolò Copernico