“La nostra ricerca di verità serve tanto a mantenere viva la luce sulla storia di Giulio quanto a rendere onore all’immagine dei valori occidentali che ha incarnato”. 

In questa frase Claudio Regeni ha riassunto il significato della conferenza  tenutasi presso la sala azzurra del Salone. Il legame tra la storia di Giulio e la lettura potrebbe sembrare superficiale, ma ha in realtà radici molto profonde. 

La comunicazione e in particolare il giornalismo d’inchiesta continuano a giocare un ruolo fondamentale all’interno della vicenda giudiziaria e politica di Giulio; alcune inchieste possono determinare l’interruzione dei rapporti faticosamente costruiti con i collaboratori egiziani, i quali mettono a rischio la propria libertà per facilitare l’emersione della verità. 

Durante la conferenza è stato reso noto che Mohamed Lotfy, il direttore esecutivo della ECRF, l’ONG egiziana alla quale appartengono i consulenti della famiglia Regeni, è stato arrestato durante la notte dalla polizia egiziana insieme al figlio e alla moglie, accusata di terrorismo. Ciò dimostra da una parte che ci si sta avvicinando sempre di più alla verità, ma dall’altra anche l’effetto negativo che possono avere le fughe di notizie.

Per questo motivo la famiglia Regeni ha deciso di accogliere l’invito dell’associazione Amici di Roberto Morrioni, che da sette anni si impegna a valorizzare i giovani scrittori; le inchieste premiate devono infatti rispettare sia la verità fattuale sia le conseguenze di ciò su cui si decide di indagare. 

L’appello finale che Paola Regeni ha lanciato al pubblico in sala è un invito alla partecipazione e all’attivismo: solo facendo “scorta mediatica”, illuminando il più possibile la tragedia di Giulio e esercitando pressioni sui governi sarà possibile fare venire a galla la verità; perché l’attivismo è esercizio della cultura dei diritti umani, anche con il corpo, e il cuore di un paese civile sta nella difesa del diritto.

Michele Corio, Irene Bombonato