Il mondo occidentale nel 2016 non è l’habitat naturale della Sinistra. Anzi, da quel che risulta dall’incontro Alla riscossa!, dai vostri corrispondenti al Festival affrontato non senza fatiche, risulta essergli addirittura ostile. Si vedono in crescita infatti quasi esclusivamente movimenti di estrema destra e mantenersi saldamente al potere le figure legate agli ambienti neoconservatori, mentre i partiti politici progressisti sono soggetti a una crisi senza precedenti, una grave malattia avente come sintomi gravi crolli nei risultati elettorali e nella partecipazione attiva. Esiste però una cura a tale malanno, trovata dagli ospiti Edwy Plenel, Bhaskar Sunkara e Abi Wilkinson nei movimenti spontanei nati tra le frange popolari negli ultimi anni: il gruppo di opposizione alla Loi Travail in Francia, i gruppi legati ai diritti degli afroamericani e delle minoranze negli Usa, gli Indignados spagnoli e altri. Tra questi importante ricordare la figura di Jeremy Corbyn, il quale nell’estate dell’anno scorso è riuscito con una base legata sopratutto ai sindacati e agli studenti a prendere il controllo di uno dei due maggiori partiti britannici (progetto invece fallito, anche a causa delle scarse risorse economiche, negli Stati Uniti per il socialdemocratico Bernie Sanders), creando un importante precedente da prendere come esempio per la sinistra europea. Tale base infatti, viene indicata con forza da Plenel come l’unica in grado di poter prendere come sfide le due principali dei nostri tempi: la crisi economica e quella ecologica. Sfide prese oggi sempre più sottogamba da quelli che sono i partiti della “sinistra mainstream”, fattore che la sta portando inevitabilmente al fallimento di fatto. Le conseguenze è inutile dire come siano sotto gli occhi di tutti, anche solo in Italia: si pensi alla situazione di Lampedusa, dell’Ilva di Taranto, dei NO-TAV in Val di Susa, tutte quante tragicamente abbandonate a vantaggio di un più banale europeismo classico e a una tendenza economica chiamata ipocritamente socialdemocrazia quando altro non è se non un classico neoliberismo, impostosi con sempre più forza in Europa dalla salita al potere nel Regno Unito di Tony Blair. Dunque la classe rivoluzionaria del futuro non può essere che composta dagli ultimi, dagli oppressi, dagli schiacciati (studenti, lavoratori, migranti), gli unici i quali possono essere realmente in grado di spingere a un forte cambiamento verso un mondo più giusto, contro le falsità autoritarie delle destre, dichiarate o meno, difese da organi istituzionali brutali e tirannici -impossibile non pensare al razzismo della polizia americana o alla repressione atta in Val di Susa. La sinistra deve dunque capire che la paura si è diffusa come un cancro in metastasi in tutto l’Occidente e che solo combattere per dare una risposta concreta ad esse può impedire un futuro come quello che ci si prospetta davanti: una tirannia del Capitalismo che non risparmierà nessuno, se non i sempre meno che si porranno al controllo della stessa.

 

Piervittorio Milizia, Liceo Classico Ludovico Ariosto, Ferrara

Lorenzo Mollo, Liceo Classico Vittorio Alfieri, Torino