Bartók e Šostakovič. Sentendo questi due nomi qualche giorno fa non ho potuto fare a meno di esserne intimidita. Trasmettono grande austerità e mai avrei pensato che il mio primo incontro con loro mi avrebbe lasciato un guizzo di allegria interiore.

Venerdì sera all’Auditorium Rai di Torino l’orchestra della Rai ha presentato al pubblico il Concerto n.1 per pianoforte e orchestra di Bartók e la Sinfonia n. 4 in do minore op. 43 di Šostakovič, componimenti degli anni  Venti e Trenta del Novecento che si sono dimostrati esempi perfetti delle innovazioni che il XX secolo ha portato con sé.
Del tutto profana e, aggiungerei, ignorante nei confronti di tale periodo musicale, ho deciso di lasciarmi trasportare dalla musica, per poi descrivere ciò che mi ha suggestionato!

Prima dell’inizio del concerto Nicola Pedone, conduttore di Radio 3 che ha commentato la serata in diretta dalla platea, ci ha portato a visitare l’Auditorium . E’stato magnifico: abbiamo potuto vedere la sala di regia provvisoria, da cui la serata è stata registrata e trasmessa in radio e in streaming sul web; la nuova sala di regia, la cui consolle è degna dei pannelli di controllo della Nasa; gli uffici e i camerini, dove la vita del dietro le quinte scorre frenetica.
Infine abbiamo fatto la conoscenza del pianista, Emanuele Arciuli, che si è dimostrato veramente gentile e disponibile, nonostante la grande emozione per il concerto che andava a iniziare di lì a poco.

Conclusa la visita, abbiamo preso posto in sala e la magia è iniziata. Sì, perché la musica, che piaccia o meno, è sempre magica: sa creare suggestioni uniche e inimitabili, che lasciano sempre qualcosa nel fortunato ascoltatore.
Definirei i ritmi di ieri sera taglienti e guizzanti, piccoli input lanciati al pubblico che si trovava libero di cogliere l’armonia più congeniale al suo io.
Si dice che, quando si ascolta musica, bisogna cogliere anche le note che non vengono suonate per apprezzarla veramente e queste sinfonie incarnano al meglio tale idea.

Mentre ascoltavo quei suoni spesso appena accennati, a volte improvvisi e volontariamente sfuggenti, avevo la stessa sensazione di Alice quando cade nella tana del Bianconiglio. Tutto era costellato di incertezza ed era proprio questa la sua bellezza.

Nell’intervallo Nicola Pedone ha intervistato il pianista Emanuele Arciuli durante la diretta per Radio 3 e, dopo averci chiesto di spiegare agli ascoltatori che tipo di progetto è il Bookblog, ci ha permesso di porgli una domanda.
Mi ha colpito la semplicità del musicista: un giovane talento che, e si è visto sul palco, si fa trasportare dalle note, viaggiando con esse e vivendole sulla sua pelle.
Arciuli ha risposto alle domande con grande affabilità, trasmettendoci l’emozione per l’esibizione appena conclusa. Con parole semplici ha raccontato la sua visione dell’opera di Bartók, proseguendo poi con alcune considerazioni sul mondo della musica e dei musicisti.

Sentendomi un po’ meno profana nei confronti del genere, invito tutti ad accostarsi al mondo della musica classica, soprattutto i giovani, perché è in grado di trasmettere sensazioni uniche, a volte difficili da definire, ma sempre profonde.
La musica, in fondo, non è altro che l’espressione più pura della passione umana.

Per saperne di più

Elena Sinistrero
Liceo Alfieri

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