Sala gialla. Eugenio Scalfari, giornalista e scrittore, dialoga con l’amico Alberto Asor Rosa in occasione della pubblicazione dei suoi scritti nei Meridiani Mondadori: un’opera che offre una visione complessiva di un’attività giornalistica e letteraria ricca, ma soprattutto caratterizzata dalla molteplicità di generi, temi e stili ben visibile negli 88 articoli selezionati e nei sei libri.

Fondatore del settimanale L’Espresso e del giornale La Repubblica, Scalfari ha consacrato la maggior parte della sua vita al giornalismo. La sua missione civile è stata quella di interpretare e rappresentare l’interesse generale del Paese. Ma come ha sottolineato nell’incontro, esistono due modi differenti di interpretazione: giornalisti come Indro Montanelli cercano di esprimere il senso comune, suscitato dall’emotività, guardando al presente; mentre altri, come lui stesso ha fatto, provano ad esprimere il buon senso, dominato dalla ragione e affacciato al futuro.

Per circa 40 anni il giornalista ha provato a raccontare i problemi dell’Italia, ma all’età di 70 anni inizia ad aspirare a qualcosa di diverso, qualcosa che andasse più in profondità. Nel 1994 pubblica il suo primo libro, “Incontro con io”, al quale ne seguono altri due, fino a quei libri che Rosa definisce la “trilogia del ritrovamento”: “L’uomo che non credeva in Dio” (2008), “Per l’alto mare aperto” (2010) e “Scuote l’anima mia eros” (2011). Perchè “trilogia del ritrovamento”? Scalfari si riconduce all’eroe omerico Odisseo, “un maestro d’inganni”, in grado di insegnare a tutti noi a compiere un viaggio dentro noi stessi, un viaggio dentro il “sè” che quando diviene consapevole si trasforma in “io”.

Con queste opere Scalfari, grande conoscitore degli altri,  ha compiuto un viaggio interiore attraverso la scrittura letteraria: libri meravigliosi, testimonianze della sua riflessione sul modo di presentarsi al mondo e della cultura occidentale del nostro tempo.

Valentina Govoni, Liceo Classico L. Ariosto, Ferrara