Una parte del porto di Trieste, più precisamente la parte che ospitava la ferriera, all’inizio del 2019 è stata ceduta alla Cina come attracco per le navi che percorrono la nuova via della seta. Trieste, essendo sul confine tra Slovenia ed Italia, garantisce una posizione geografica strategica e centrale per i traffici internazionali. Così è stato spiegato da Antonio Selvatici, docente universitario, giornalista e master of intelligence, il 20 settembre al Palazzo Montereale Mantica di Pordenone durante la presentazione del suo ultimo libro “La Cina e la nuova via della seta – progetto per un’invasione globale”.
La via della seta, un progetto che interessa il modo intero e un canale strategico supportato da aziende pubbliche controllate dal partito comunista cinese, è il sistema della Cina per ottenere il dominio del globo. Dal punto di vista dell’importazione e dell’esportazione, questo Paese è definito energivoro, ovvero ha la necessità di importare energia (in questo caso petrolio); l’import e l’export avviene grazie alla via della seta, sia marittima che terrestre, ed è la spina dorsale dell’economia cinese.
L’acquisizione dello snodo di Trieste non è la prima avvenuta in Europa: nel 2017, per un accordo con Bruxelles, la Cina ottiene il Pireo; essendo la Grecia parte della comunità europea, lo stato cinese è in grado di controllare tutti i commerci in entrata senza preoccuparsi dell’opposizione greca.
La questione della via della seta e quella dell’esportazione cinese, secondo Selvatici, non è un argomento di cui si discute abbastanza, infatti il giornalista è l’unico autore che sviluppa un interno libro su questa problematica.

Elisabetta Mottola e Beatrice Manicone

Liceo Alfieri di Torino e Liceo Grigoletti di Pordenone