L’elegante e moderna Pinacoteca Agnelli, a pochi passi dalla piccola grande città di carta che quest’anno è il Salone del Libro di Torino, ci ha ospitate venerdì 19 maggio per un incontro all’insegna della storia militare. Un tema ostico e apparentemente pesante: tuttavia, Alessandro Barbero, storico, scrittore e docente presso l’Università del Piemonte Orientale, l’ha saputo presentare con una passione travolgente che ha incantato i presenti fino all’ultimo minuto.

Il tema della lectio magistralis che abbiamo seguito era, più specificamente, il mondo bellico nel romanzo di Lev Tolstoj, Guerra e Pace: un mondo immenso e dalle mille sfaccettature, sia dal punto di vista pratico, sia da quello psicologico. È proprio su quest’ultimo che Barbero ha deciso di soffermarsi: alternando letture di testi estrapolati dall’opera e considerazioni personali, ha finemente analizzato gli aspetti salienti della figura del soldato che l’autore russo del XIX secolo ha costruito con perizia all’interno del suo romanzo.

In primo luogo, è corretto parlare di “costruzione”? Forse non del tutto. È importante notare, infatti, come Tolstoj rielabori la sua esperienza da militare (aveva partecipato alla guerra di Crimea nel 1854) attraverso i filtri della storia, per raccontarci qualcosa che non può essere descritto da chi non l’ha vissuto. L’effetto che ne deriva è una sorta di continuità tra passato e presente che è effettivamente costruita, ma sulle solide basi della conoscenza tecnica della materia trattata. Questo, tuttavia, non preclude all’autore la possibilità di inventare: in qualche modo egli si diverte e s’impegna a immaginare i personaggi. E lo fa con estrema cura e particolare attenzione per i dettagli: il realismo è una cifra dei suoi scritti.

Barbero si è poi spostato sulla concezione che Tolstoj ha della massa dei soldati: l’individualità dell’essere umano si annulla una volta che questo entra a far parte di una comunità così perfettamente organizzata come un esercito. Viene a crearsi una sorta di macchina, che ha il compito di riportare l’ordine nel caos del conflitto: sotto questa descrizione si cela una sottile, ma tagliente polemica contro quell’illusione settecentesca che vedeva la guerra come una geometria. La legge di questa geometria era “fare ciò che fanno gli altri”: per cosa combattono, dunque, i soldati? Lo fanno perché “bisogna”, ma non per un particolare principio. «Se tutti andassero in guerra solo in base alle proprie convinzioni, le guerre non ci sarebbero più» : questo è, infatti, quanto afferma il principe Andrej, uno dei protagonisti del romanzo, durante un suo discorso.

Infine, molto importante, ha ribadito Barbero, era anche il fatto che il gruppo di soldati fosse unito nella speranza: la vera sconfitta è quando nell’esercito si diffonde il pensiero che non ci sia più nulla da fare. La guerra diventa un combattimento psicologico che generali e ufficiali devono saper gestire al meglio, senza commettere errori.

Siamo contente di aver avuto la possibilità di avvicinarci a un mondo che non ci era particolarmente familiare, ma che grazie alla passione e alla concitazione di un esperto lo è diventato e ci ha lasciate piacevolmente affascinate.

Liceo Classico e Musicale Cavour

Federica Antonioli e Cristina Ganz