Il bene si fa, ma non si dice” è questa la frase più celebre di Gino Bartali, che può aiutare a rendere l’idea del grande uomo che fu.

Simone Dini Gandini ha voluto ricordare il celebre ciclista toscano, nel romanzo “La bicicletta di Bartali”  (Notes) presentato oggi al Salone del Libro.                                                                                                                 Bartali diventò un ciclista di fama mondiale quando aveva da poco superato i vent’anni; allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Gino aveva tutto: fama, denaro e una famiglia. Forse per questa fama, che gli permetteva di muoversi in libertà, il vescovo di Firenze scelse proprio lui per aiutare centinaia di  ebrei ad ottenere documenti falsi e a salvarsi dai lager nazisti.

Bartali, pur conoscendo l’enorme rischio che avrebbe corso, decise di accettare la proposta e per decine di volte percorse in bicicletta i chilometri che separano Assisi da Firenze per trasportare documenti, stampati in tipografie clandestine, da portare nel capoluogo toscano. Durante ogni viaggio superò i posti di blocco nazisti nascondendo documenti arrotolati all’interno del sellino, rischiando per questo di essere fucilato. Bartali non rivelò mai le eroiche  imprese compiute durante la guerra, si confidò solo con il figlio, facendogli promettere di non parlarne mai con nessuno, se non a tempo debito.  La verità si scoprì solo pochi anni fa, grazie alle rivelazioni di numerosi ebrei, sopravvissuti grazie al coraggio del ciclista fiorentino. Probabilmente se fosse stato ancora vivo avrebbe disdegnato i premi che ricevette, tra cui una medaglia d’oro al valore.

Nel libro di Simone Gandini ci sono anche i disegni di Roberto Lauciello che, con le sue immagini ricche di ombre, riesce a rendere maggiormente onore ad un uomo che per molto tempo lavorò nell’ ombra. 

Quello dell’autore è un omaggio a Gino Bartali, un grande ciclista e un grande uomo allo stesso tempo, e racconta ai ragazzi una bella pagina della Storia poco conosciuta. Un romanzo  che parla, quindi,  di eroismo, di passione per lo sport e di ideali. È un romanzo in grado di insegnare ai ragazzi che, come dice l’autore” gli eroi veri esistono realmente e che, anche se con difficoltà, alla fine il “bene vince sempre”. 

Alejandro Casaretto I.C Amedeo Peyron