Daniele Comberiati è Direttore della rivista «Crocevia» (Besa Ed.), semestrale dedicato a migrazioni e letteratura straniera, che ospita una sezione riservata alle autrici del Concorso Lingua Madre. Sarà relatore a uno degli incontri del Concorso Lingua Madre al Salone Internazionale del Libro. Gli abbiamo chiesto di rispondere a tre domande, per raccontare se stesso e la sua professione attraverso i libri.

Quella che ne risulta è una piccola bibliografia personale, un percorso letterario di crescita e formazione che Daniele Comberiati ha deciso di condividere con i lettori di Bookblog.

 L’intervista è realizza in esclusiva per noi dal Concorso Lingua Madre che ringraziamo di cuore!Buona lettura.

Qual è il primo libro che l’ha appassionato alla lettura e perché 

Me lo ricordo come fosse ieri. “César Cascabel” di Jules Verne. Me lo diede mia madre alla fine di un corso di piscina, mentre mi aiutava ad asciugarmi i capelli. Avevo 8 anni e all’inizio le sue parole mi sembravano minacciose: “è giunta l’ora di leggere libri senza disegni!”. Risposi di sì solo per non darle un dispiacere, il libro mi sembrava immenso e complicatissimo, ma nei mesi seguenti mi appassionai (era febbraio e lo finii ad agosto, in vacanza in montagna). È la storia di un girovago francese che si ritrova con migliaia di rubli e con la sua famiglia decide di raggiungere l’America dall’Europa passando per il Polo Nord, dunque viaggiando sui ghiacci. Per me fu una scoperta emozionante: scoprii che cosa voleva dire ‘nuovo mondo’, che sul ghiaccio si poteva camminare e anche guidare la carrozza, che ogni Paese aveva una valuta diversa (ora con l’euro il fascino delle monete ‘straniere’ si è un po’ perso…). Senza essere ancora mai uscito dall’Italia, dopo quella lettura avevo l’impressione di aver viaggiato tantissimo e di conoscere il mondo. Fu una fortuna essere per qualche mese César Cascabel! La voglia di viaggiare mi è venuta in quei mesi, e da lì mi sono appassionato a Verne, tanto che l’anno successivo lessi altri suoi romanzi: Viaggio al centro della terra, Dalla terra alla luna…


Qual è il libro che consiglia per meglio capire la sua professione di direttore editoriale o alcuni temi di attualità di cui si è occupato e che la interessano maggiormente 

Il romanzo con cui ho iniziato a capire le questioni migratorie, molto importanti anche per la rivista Crocevia e per i miei testi e le mie ricerche, è “Chiamalo sonno” di Henry Roth. E’ apparentemente “solo” il classico grande romanzo americano, con un’epica alla ‘C’era una volta in America’ di Sergio Leone, ma in realtà c’è molto di più: la questione della migrazione (dall’Italia), certo, ma anche la costruzione culturale di una nazione e del senso di appartenenza, le riflessioni sulla religione (uno dei personaggi è ebreo), e ovviamente la diversità percepita dal giovane protagonista rispetto agli altri, e la difficoltà a trovare (se non proprio a creare) un’identità propria, che sia solo sua e che lo rappresenti degnamente. Un’identità che ovviamente si è nutrita di tutte le sue esperienze e provenienze culturale (dunque ‘anche’ ebraica, ‘anche’ americana, ‘anche’ immigrata, ma non solo), ma che deve riuscire a diventare altro e soprattutto a dargli dei punti di riferimento senza schiacciarlo. Un libro a cui penso spesso, ma che non ho mai avuto il coraggio di rileggere.


Qual è il libro di cui non può fare a meno e perché

“Finzioni” di Borges, che racchiude tutte le mie passioni. Fa riferimento al mondo classico latino e greco e alla cultura araba, può essere letto come un libro di fantascienza o comunque di impronta fantastica, è una raccolta di racconti dunque ogni singola parte può presupporre una lettura breve, ogni racconto è paradossale se non, in alcuni casi, addirittura grottesco. Inoltre non ci si stanca mai di rileggerlo: Borges è talmente ricco e raffinato come autore che di volta in volta si scoprono nuovi aspetti e ogni fase della mia vita ha in sé una lettura diversa di Finzioni. Molti racconti riflettono sull’essenza stessa della scrittura (e della lettura), uno su tutti: Pierre Menard, autore del Quijote. L’ho letto per la prima volta a 18 anni, in una vacanza in Grecia con un caro amico, ed è un libro che è cambiato con me, mostrandomi tratti diversi e adattandosi alle diverse fasi della mia vita. Ora lo sto leggendo ai miei figli…

 

Ringraziando ancora Daniele Comberiati, vi diamo appuntamento al XXXI Salone Internazionale del Libro di Torino.