Al giorno d’oggi la cultura è solamente ridotta ad ornamento.

Così lo scrittore e traduttore Giuseppe Culicchia apre la presentazione del libro Indaffarati di Filippo La Porta.

Culicchia si richiama ad un brano tratto da 1984 di Orwell, nel quale i vocaboli utilizzati quotidianamente vengono distrutti e dimenticati e compara la situazione descritta nel romanzo alla realtà contemporanea. Una realtà in cui, come nella canzone My Generation de The Who, è presente una sorta di balbettio che allude ad un pensiero debole, incerto e non credibile, sottolineando che i giovani d’oggi, al contrario, necessiterebbero di certezze.

Lo scrittore parla anche della scomparsa del pensiero originale all’interno dei social e di come questi siano la causa di un livellamento in cui tutti tendono ad equivalersi.

Il giornalista Piero Dorfles, a seguire, interviene sul tema dei network definendoli una forma di “autismo digitale”; infatti la tecnologia, invece di unire, disgrega e isola, creando così una semicultura all’interno della quale non vi è alcuna autorità, l’idea di libertà è illusoria e, soprattutto, la maturità di un individuo non si sviluppa.

Dorfles rivolge poi alcune obiezioni a La Porta. Difatti l’autore di Indaffarati scrive che le nuove generazioni sono propense a non leggere, o meglio, a leggere sempre meno rispetto ai loro genitori, mentre Dorfles sostiene che proprio grazie ai giovani è aumentata la vendita dei libri. Ciò che è importante, conclude il giornalista, non è tanto leggere, ma comprendere quello che si ha di fronte e costruire un pensiero critico.

Dall’altra parte del tavolo è invece seduta la scrittrice Paola Mastrocola, la quale rivela di essere stata molto sollecitata da questa pubblicazione, definendo il libro necessario e meritorio. L’autrice condivide il parere di La Porta, sostenendo che, quella dei giovani di oggi, non è più una generazione che vive nei libri, con i libri, per i libri, e il libro in sé non rappresenta un valore significativo per i ragazzi.

Il mondo è sconvolto per questa possibile scomparsa dei libri, dichiara. Eppure, nemmeno lei sa realmente cosa fare: bisogna avere un atteggiamento fiducioso nei confronti del futuro? O magari un po’ più scettico, come lo stesso La Porta?

Quest’ultimo interviene a sostegno del ruolo della cultura popolare, affermando che la cultura pop può essere un Caronte verso la cultura “alta”; inoltre quando un giovane conosce un classico attraverso il pop ha la sensazione di esserci arrivato da solo.

La Porta pone la sua attenzione soprattutto sul fatto che le nuove generazioni sono più sensibili al rapporto tra idee e comportamento; riporta anche un esempio riguardante suo figlio, il quale spesso fa notare al padre questo fatto.

L’autore conclude: la cultura non necessariamente umanizza e migliora le persone. La cultura è un valore, ma a certe condizioni.

Irene Fortini, Arianna Poli, Andrea Righi

Liceo Ariosto