Reagire alla pandemia da Coronavirus è stato “come costruire un aereo mentre vola”. E’ stato necessario ripensare completamente la nostra quotidianità mentre l’emergenza sanitaria metteva in ginocchio il mondo. E’ risaputo che le pandemie moderne accentuino le disuguaglianze socioeconomiche, a discapito dei più “vulnerabili”. A partire da questo presupposto si sviluppa l’incontro Il virus delle disuguaglianze tenutosi domenica 4 ottobre 2020 al Teatro Comunale di Ferrara. Queste diseguaglianze, contrariamente a quanto si può pensare, non sono frutto di meccanismi necessari e incontrollabili, ma di scelte politiche mirate.

Giovani, donne e lavoratori precari sono il fulcro del dibattito tra Fabrizio Barca (economista e statista), Marisa Parmigiani (direttrice della fondazione Unipolis), Paola Vacchina (esperta di formazione ed educazione), e Alessia Mosca (accademica), moderato dalla giornalista Roberta Carlini.

In un Paese in cui 10 milioni di adulti non riescono a provvedere al proprio sostentamento per più di poche settimane in assenza di un introito, la paralisi provocata dalla pandemia ha senza dubbio effetti disastrosi. Si tratta prevalentemente dei “lavoratori di serie B”, che svolgono professioni ritenute marginali ma che durante l’emergenza abbiamo scoperto avere un’importanza sistemica per il funzionamento della nostra società.

Analogamente, il tasso di disoccupazione giovanile nel nostro Paese è salito dal 26,8% di agosto 2019 al 32,1% di agosto 2020, sottolineando sempre di più quanto l’Italia non sia “amica dei giovani”. Infatti, diversamente dai giovani nel resto d’Europa, gli italiani hanno più difficoltà a trovare lavoro, a prescindere dalla formazione e dal livello di istruzione.

Un altro aspetto che non sorprende è come la pandemia abbia penalizzato le lavoratrici. Le donne sono state vittime di più licenziamenti rispetto agli uomini, mentre chi ha lavorato a distanza ha dovuto conciliare carriera e famiglia.

Per colmare il divario della disuguaglianza, i relatori hanno sottolineato l’importanza fondamentale dell’educazione e della cultura, mettendo l’accento sulla necessità di aumentare l’accesso al sapere. Solo così facendo si può superare la povertà educativa e reinventare la cultura nell’ottica di un continuo processo innovativo. Perché la flessibilità sarà la chiave che ci permetterà di uscire da questa paralisi economica, sociale e culturale.

Desiree Bindini, Maria Guandalini, Martina Piscitelli, ex studentesse del Liceo Ariosto