Città di Alba. Ci troviamo sulla scena di un omicidio. La vittima? Domenico Moresco, capo partigiano ai tempi della guerra, importante industriale del vino e capostipite di una delle due grandi famiglie della città. Antonio Tibaldi, suo concorrente in viticoltura e capostipite dell’altra famiglia, ingaggia la detective Sylvie per indagare, convinto di non essere davanti al solito omicidio. Ma questa non è l’unico racconto. Infatti Aldo Cazzullo nel suo “La mia anima è ovunque tu sia” parla di altre due storie.
Una ambientata nel 1945, incentrata su un tesoro frutto della quarta forza armata d’ Italia. Una parte al prete Tadini che lo assegnerà proprio a Tibaldi. L’altra se la terrà Moresco, tradendo l’amico Alberto Rinaldi ma soprattutto la memoria di Virginia, eroina partigiana amata da Moresco e Rinaldi. Lei è il personaggio più nobile, che acconsentì ad avvertire i suoi compagni del rastrellamento pur sapendo che sarebbe stata la sua condanna. Verrà infatti uccisa a colpi di pugnale dai fascisti. L’altra nel 1963 dove il partigiano Amilcare Braida (alter-ego di Beppe Fenoglio), sentendo prossima la morte, ha deciso di narrare la storia del tesoro e della guerra.

Tre storie, connesse. Storie di uomini amici e rivali, di avidità, di amore infangato da una  guerra cruda e scena scrupoli. “La mia anima è ovunque tu sia” rappresenta le difficoltà di un tempo e l’animo umano con le sue scelte, i credi e le passioni. E’ un romanzo di forte impatto, il quale viene accentuato dall’uso di tre composizioni dal ritmo veloce, netto e immediato come un colpo di baionetta.

Nicolò Gariglio

Liceo Alfieri, Torino