Tra i mormorii della Sala Azzurra spicca la voce della scrittrice Valeria Parrella che li interrompe. Le parole, lette dal suo nuovo libro Tempo di imparare, si susseguono veloci, presentando l’angoscia di un romanzo che tiene inchiodato il silenzio. Dalla sua lettura emerge l’immagine di una madre ansiosa per il primo giorno di scuola del figlio. Come si sa tale sentimento è comune, ma non può forse aumentare con un figlio autistico?

Ad affiancarla nella discussione della sua opera troviamo i giornalisti e scrittori italiani Diego De Silva e Stefano Bartezzaghi. Inizialmente è il primo ad intervenire affermando che un romanzo è realmente efficace solo quando l’autore si apre, come a svelare qualcosa di sé stesso. Per rivelarsi non serve necessariamente scrivere un’autobiografia, basta trascrivere le proprie esperienze e i propri sentimenti su delle pagine bianche. E’ così che Valeria è riuscita a rendere il suo libro generoso, ma, allo stesso tempo, difficile per i contenuti. De Silva aggiunge che per essere buoni genitori non basta esserne madre o padre biologico, ma bisogna “adottare” i propri figli, avere la volontà di educarli e, in questo caso, è necessario instaurare un linguaggio speciale, quello del corpo, cercando di decifrare quello del bambino. L’autrice inoltre sottolinea la ricerca di collettività e di aiuto da parte delle istituzioni.

Stefano Bartezzaghi, invece, affronta il problema della traduzione. Infatti da una lingua all’altra c’è il rischio di perdere molte sfumature: in questo caso tutte le espressioni che caratterizzano il romanzo come ambientato a Napoli. In realtà non c’è mai un riferimento diretto al luogo, ma la città viene sempre e solo velatamente allusa. In generale gli spazi descritti in questo libro sono angusti, ma fondamentali: esempio importante è quello di un pontile che permette di vedere sia la terra sia il mare da un punto di vista diverso. Anche il tempo è particolare in quanto scandito da abitudini e ripetitività sembra non esserci. Inoltre si identificano due chiusure dalle quali la donna è fronteggiata: quella del mondo e quella dell’autismo figliare.

Giulia Giacomino e Enrico Saggiorato

Redazione Liceo Alfieri