Costruirsi autonomamente uno spunto di gioia non è mai impresa da poco. Lo sa bene lo psichiatra Vittorino Andreoli, che parla proprio di questo nella presentazione del libro La gioia di vivere. Il tema su cui si concentra sono le visioni del mondo e la gioia di vivere è una di queste.

 L’autore si è sempre definito “un tragico”, attratto da ciò che si trova al limite del vivibile. Si è concentrato sul rapporto al confine tra essere e non essere, tra esserci e pensare al momento in cui non ci saremo più, ma nell’ultimo periodo ha notato un consistente cambiamento nelle persone: i gravi sintomi si sono ridotti e diffusi nella maggior parte della popolazione, rendendo difficile non soltanto vivere ma anche stare nel mondo. Paura, incertezza, mancanza di speranza e tristezza rappresentano i nuovi problemi con cui rapportarsi ogni giorno.

“La follia è soltanto un modo di soffrire diverso dal dolore che proviamo nel nostro corpo, un dolore di vivere”, dice il professore. Per questo motivo ha sviluppato una particolare empatia verso tutti i suoi pazienti e gli ha permesso di immedesimarsi nei loro problemi. C’è sempre bisogno di vivere meglio, di avere un punto di riferimento a cui appoggiarsi. Per cui, anche un paziente terminale, può abbracciare questa speranza.

Che cosa è cambiato? Il nostro comportamento dipende da tre fattori che si influenzano a vicenda: biologia, esperienze personali e ambiente. Quest’ultimo viene inteso non solo come ambito in cui viviamo ma anche come sistema esistenziale, ed è il più importante dei tre. Cambia anche la concezione di sentimenti, per questa ragione non vengono più visti come legami ma come oggetti che si consumano nel tempo.

Il professore si reputa un “infelice gioioso” grazie ai cambiamenti a cui ha assistito. La gioia è una dimensione stabile che non riguarda l’ ‘io’, come la felicità, ma il ‘noi’. Dunque distinguere un uomo da ciò che è, ciò che ha e ciò che rappresenta sta alla base della nostra vita quotidiana.

Bisogna cercare la gioia nel presente, fidandosi degli altri.

 

Giorgia Masaniello, Laura Liuzzi, Lucrezia Landi

Liceo classico Vittorio Alfieri