Dialogo. Attorno a questa parola ricca di significati è ruotata la riflessione di venerdì 10 maggi o al Salone di Fabio Levi pubblicata per la collana “Lezioni Primo Levi” di Einaudi.

Il Centro Internazionale di Studi Primo Levi si propone infatti come mediatore tra l’autore e il suo pubblico eterogeneo, ponendosi come “facilitatore” nel contatto tra l’opera e il lettore, senza ricorrere però ad un atteggiamento di tipo paternalistico. Instaurare un dialogo non è scontato: lo stesso Primo Levi ne aveva intuito l’importanza e, a partire dagli anni ’60, si era impegnato a portare la propria testimonianza soprattutto ai giovani, dimostrando una grande capacità di prendere le distanze dai fatti accaduti e di trasformarli in ricordi. Primo Levi è perciò un “portatore di segreti” che rinuncia alla “gelosia dell’Io”, all'”aderenza ossessiva alla propria esperienza”, condividendola e rendendola davvero utile. Il dialogo è parte integrante del processo positivo di riflessione, poichè, come spiega Fabio Levi, “dialogare con gli altri significa aiutarli a dialogare con se stessi”. Si viene così a creare una netta contrapposizione tra l’impossibilità di comunicazione propria del Lager, unita al silenzio di vergogna dei sopravvissuti, e “la ragione e la discussione come nobili strumenti di progresso”, per realizzare il quale gli interlocutori devono abbandonare ogni pregiudizio ed uscire dalla rigida logica dei ruoli precostituiti.

Baldazzi Margherita e Temgoua Sophia, Liceo Ariosto Ferrara