“L’uomo del futuro” non è un libro che racconta di fantascienza o di popolazioni provenienti dal 2100, ma di un uomo che nel passato si considerava lui stesso “più avanti di 50 anni rispetto alla chiesa del tempo”. Questo uomo era Don Lorenzo Milani, l’eroe di Barbiana.  Lo scrittore Eraldo Affinati sceglie di raccontare proprio della sua vita, troncata precocemente dalla leucemia, perché di grande ispirazione, tanto da portarlo alla decisione di fondare assieme a sua moglie l’associazione Penny Wirton, che si occupa di insegnare ai ragazzi immigrati l’italiano, con sedi dislocate in varie regioni.

In veste di professore, Eraldo Affinati non poteva non parlare della scuola di oggi, dove l’insegnante viene spesso ostacolato invece che rispettato da alunni e genitori. La figura di Don Milani a Barbiana era un punto di riferimento per tutti quei ragazzi che erano lasciati a se stessi, e lui con grande pazienza e umiltà li istruiva premiando anche i piccoli miglioramenti giornalieri. La missione che il priore tentava di compiere era di infondere la passione nei ragazzi di Barbiana, che si consideravano loro stessi senza speranze, e sottrarli all’ignoranza .

Il “signorino”, come lo chiamava il guardaparco della maestosa villa in cui Lorenzo Milani era cresciuto, per  poter aiutare gli altri, ha dovuto rinunciare ad una parte di se, ha dovuto infatti abbandonare gli agi che la sua ricca famiglia avrebbe potuto donargli.                                                                                                                                                                                                                                           Il libro non si limita solo alla biografia di Don Milani, ma anche di tutti coloro che l’hanno sostenuto e aiutato a lottare per i suoi ideali, fra cui l’uguaglianza delle posizioni di partenza e ad instaurare un nuovo metodo scolastico ritenuto spesso scomodo dalla comunità ecclesiastica.

Per scrivere questo libro Affinati ha visitato la città di Barbiana ed ha incontrato coloro che conoscevano “il ribelle ubbidiente”.

Virginia Ferrari e Lucrezia Penna

Liceo Ariosto