“Se non si legge, si è prigionieri della propria vita e del proprio punto di vista”. Questa la riflessione lasciataci dal prof. Alessandro Barbero nella mattinata di giovedì 22 marzo, durante il primo incontro nella nostra scuola, l’I.I.S. “Cravetta”di Savigliano, nell’ambito di “Adotta uno scrittore 2018”, progetto del Salone Internazionale del Libro di Torino.

Barbero non si è sottratto alle nostre domande che spaziavano dalla biografia ai romanzi, dalle curiosità più tecniche sui diversi mestieri ai gusti letterari; ci ha fornito risposte lunghe e dettagliate, non scevre di ricordi personali e battute intrise di umiltà e ironia. 

Lo storico ci ha rivelato: “Da bambino copiavo gli articoli di Storia illustrata sul quaderno e credevo di scrivere un libro di Storia “. Quello che poteva sembrare un sogno infantile diviene obiettivo di vita quando si ritrova tra le mani La società feudale di Bloch. Da lì alla stesura del suo primo libro, la tesi di laurea Il mito angioino nella cultura italiana e provenzale tra Duecento e Trecento, il passo fu breve.

“Montare romanzi, però, – ha sottolineato – è tutt’altra questione, devi scegliere tu chi far vincere e come va a finire. Per scrivere devi aver letto tanto, avere la capacità critica di valutare ciò che scrivi e non innamorartene. L’unico consiglio che posso formalizzare è di rileggere sempre, per rimediare alle ripetizioni e controllare la punteggiatura. Il giorno in cui il relatore della tesi mi ha contestato una virgola un mondo mi è crollato addosso ma un altro se ne è spalancato». Il nostro scrittore ha poi aggiunto: “Mi piace, mi viene facile scrivere, non mi costa fatica, mentre a scuola davanti all’operazione “2+2” mi bloccavo. Devo avere dei neuroni che il canale delle parole lo trovano sempre”e qualcuno fra di noi si è sentito compreso e rinfrancato grazie a questa ammissione.

Approfondendo l’argomento del libro Benedette guerre. Crociate e jihad, al nostro quesito “Ha ancora senso parlare di “guerra santa” nel 2018?”, Barbero ha ribattuto: “Ha mai avuto senso?”. E poi ha dichiarato: “La Storia non si ripete allo stesso modo, le circostanze non sono mai uguali”. Ottimo assist per il quesito successivo: “Impariamo dalla Storia?”. “Bisogna aver voglia di impararla. Se Historia magistra vitae, i maestri necessitano di qualcuno che li ascolti. Lo studio della Storia, come quello della Letteratura, ti induce a capire che non esistono valori assoluti, che i punti di vista sono tanti e diversi e il tuo non è per forza quello giusto”. 

Alla nostra domanda “È vero che la Storia la scrivono i vincitori?”, l’autore ha risposto: «È vero per il passato. Dal 1945 la ricerca storica è libera e chi persevera a sostenere che sia scritta dai vincitori mente perché vuole sostenere una tesi poco plausibile e può farlo solo accusando l’altro di aver scritto su commissione». L’adottato Barbero, prima di darci appuntamento al 12 aprile, giorno in cui avrà luogo il nostro secondo incontro, ha ancora avuto il tempo di soffermarsi sul libro Le Ateniesi. Noi, nel frattempo, rifletteremo sugli innumerevoli spunti ricevuti dal medievista che talvolta esce dal “suo periodo” per scrivere anche libri di storia militare. Perché “la Storia una cosa l’ha insegnata certamente: non bisognava invadere la Russia”.

                                                                                              Gli Allievi di quarta