“In primo luogo sei moglie e madre” affermava convinto Helmer, “Non lo credo più. Credo di essere prima di tutto una creatura umana al pari di te…o almeno voglio tentare di diventarlo” rispondeva ancora più convinta la protagonista di Casa di bambola che trasformò il norvegese Ibsen nello scrittore più contestato e amato dell’Europa di fine XIX secolo. Contestato da quella parte della società che era ancora ben legata alla figura della donna come umile e fedele serva dell’uomo di casa, quella stessa casa in cui il personaggio di Nora si sente soffocare e da cui coraggiosamente fugge in cerca di quell’ossigeno chiamato libertà. Sebbene da un lato ci fossero coloro che trovavano immorale il comportamento della protagonista, vi era al tempo stesso chi era pronto per un cambiamento, chi era certo che la donna potesse avere meriti non legati esclusivamente alle faccende di casa, ma che potesse brillare per la propria personalità ed ingegno. Sarebbe bello parlare, allora, del “Mito di Nora”.
Al giorno d’oggi sono molte le Nora che cercano di lottare e di ribellarsi a quel pensiero prettamente maschile che considera la donna un oggetto di proprietà personale, ma purtroppo sono anche molte le Nora che vengono sacrificate mentre tentano coraggiosamente di ricostruirsi una vita.
Quando nei telegiornali si sente dire che la prima causa di morte delle donne di età compresa tra i 16 e 44 anni è l’uccisione da parte di un uomo conosciuto dalla vittima, padre o figlio o marito, c’è da fermarsi a riflettere profondamente su ciò che sta accadendo nella nostra società. Il problema è chiaramente in quegli Helmer moderni che non accettano di vedere sminuita e schiacciata la loro superiorità fasulla e che per imporla nuovamente non conoscono altro mezzo se non la violenza.
Singolarmente, le donne non riusciranno mai a sconfiggere questa forza bruta perché il loro modo di trattare i problemi è evoluto rispetto alla primitivita brutalità della condotta maschile. La parola, con la quale cercano di allontanarsi dalla “casa di bambola”, ha la capacità di trafiggere le fragili convinzioni maschili a ha anche la capacità di sottolineare ulteriormente quanto le donne siano capaci di essere autosufficienti.
Sfortunatamente sono molte le donne che sono rimaste vittime della follia omicida dei compagni per aver cercato di rivendicare la propria indipendenza, ma non si deve pensare che questi delitti verranno dimenticati.
È proprio per non dimenticare che noi Donne, noi “superstiti”, lotteremo affinché ogni singola Alice, Roberta, Enrica, Claudia, Francesca, Marta, Debora abbia giustizia.
È proprio per non dimenticare che noi Donne, noi Nora, lotteremo fino a che non vedremo i nostri diritti riconosciuti.
Ed è per non dimenticare che noi Donne, custodiremo la memoria del sacrificio di voi che non ci siete più, ma che continuerete a combattere al nostro fianco sino alla fine.

Sara Porta

Liceo Classico Ludovico Ariosto di Ferrara