Una intervista al premio Nobel Grazia Deledda. E’ stato questo il compito dei ragazzi del Liceo Ariosto durante l’incontro con l’autore di  venerdì 1 marzo.  Questo grazie alle parole del Professore Marcello Fois e alla sua opera teatrale in tre atti Quasi Grazia in cui l’autore compie un excursus della vita della scrittrice attraverso tre momenti fondamentali: la partenza da Nuoro, la consegna del premio Nobel e la malattia.

Attraverso l’intervista i ragazzi sono potuti entrare nel mondo della Deledda e conoscerlo meglio riportando all’autore domande relative al testo e alla sua protagonista oltre che alle consuete sulla scrittura e sullo stile adottati da Fois. L’autore, rispondendo alle domande, ha sottolineato anche l’importanza della cultura e della lettura, rimarcando come questi siano gli unici veri mezzi per comprendere la realtà che ci circonda e per vivere consapevoli in questo mondo.

L’incontro si è concluso con qualche domanda sul nuovo libro di Marcello Fois Renzo, Lucia ed io in cui l’autore si propone come guida attraverso il mondo dei “Promessi Sposi” in tutte le sue particolari sfumature.

Marcello Fois, compaesano di Grazia Deledda, ha permesso con questa intervista agli studenti del Liceo Ariosto di fare un viaggio, anche se breve, nel mondo di questa straordinaria scrittrice di cui purtroppo ancora non si parla così tanto. I ragazzi, dopo averla conosciuta, credono davvero che questo nostro premio Nobel debba avere maggiore risonanza in Italia.

Per questo gli studenti non si sono limitati all’analisi del testo, ma hanno sviluppato un quarto ed inedito atto, scritto e poi recitato durante l’incontro da un gruppo di ragazzi. In questo atto riportano un episodio per loro significativo della vita di Grazia estratto dalla sua autobiografia “Cosima: quasi Grazia”. Qui di seguito il copione.

Quasi grazia, ATTO IV

(scritto e recitato dagli alunni)

Grazia entra in scena e si siede ad un tavolo. Comincia a scrivere. Dopo qualche secondo entra la mamma e si siede vicino a lei.

Grazia: Mamma, avreste detto che sarebbe finita così, con un medico  che ti comunica che le notizie non sono per niente buone e che le metastasi sono molto avanzate?

Madre: Grazia, sono sempre tua madre, e non è finita, non è mai finita. Comunque vadano le cose, lo sai che il cambiamento non significa fine; io sono qui che ti aspetto, e tu sei una speciale tipologia di persona, colei che non può morire.

(silenzio)

Grazia: Parlate dei miei romanzi, i miei racconti?

Madre: Non saranno mai dimenticati!

Grazia: Ma io lo sarò! (silenzio) Persino Palmiro mi dimenticherà;nessuno ricorda mai l’autore, solo l’opera valica il tempo.

Madre: Te mi hai dimenticata?

Grazia: No! Come potrei?

Madre: E perché non lo hai fatto?

Grazia: Perché siete mia madre!

Madre: Ecco, già ti sei risposta, non penso servano spiegazioni.

(silenzio)

Grazia: Ricordate Elia?

Madre: Il nostro servo.

Grazia: Era una brava persona… sapete una volta vi sentii parlare di tutti i problemi che vi tormentavano, ed uno di questi ero io… vi sentii tornando dalla mia solita passeggiata, ero nascosta dietro la porta.

Entrano dall’altro lato del palco la madre da giovane ed Elia. Lei tesse la maglia e lui si avvicina a lei. Tutto è un ricordo.

Elia: Posso fare qualcosa signora?

Madre: Elia, speriamo che non sia accaduto nulla laggiù,  a quella stordita che se ne va in giro come una capra.

Elia: Non abbia timore signora, c’è Ippolito ch’è andato a raccogliere sterpi per il fuoco, e la sorveglia. Poi non si è mai sentito niente in questi posti. Chi vuole che la veda la signorina? E poi è tanto savia quella, non c’è pericolo che abbia dato l’appuntamento all’innamorato.

Madre: Non si sa mai, le ragazze sono tutte stordite, poi quella ha certe idee per la testa. Tutte quelle scritture, quei cattivi libri, e quelle lettere che riceve. E non è venuto anche, a trovarla, un omaccione rosso come la volpe? E da lontano è venuto, e poi ha scritto di lei sui giornali, la gente mormora. Cosima non troverà mai da maritarsi cristianamente, e anche le sorelle ne risentiranno, perchè in famiglia tutto sta nello sposare bene la primogenita. È vero che ci stanno anche i fratelli che non ci fanno troppo da sostegno, ah tu lo sai bene Elia.

Elia: No, padrona, non si lamenti troppo del signorino Andrea. È buono, posso dire solo: è troppo generoso ed è amico di cattivi amici. Ma del resto bada alla casa ed ama le sorelle in modo particolare.

Madre: Io voglio bene ai miei figli, troppo bene ci voglio; più sono disgraziati più li amo. Ma quella Cosima è quella che mi dà più pensiero.

Elia: E invece sarà quella che più le darà consolazioni vedrà!

Madre: Non è questo Elia, io non ho bisogno di consolazioni, la mia strada è finita, e nulla esiste più per me tranne che il bene dei miei figli. Ma essi non seguono la via giusta, quella che abbiamo percorso io e il padre loro. Benedetto sia, sarà mia la colpa, sono una donna senza forza e senza volontà; ma loro dovrebbero capirlo. E se parlo così con te Elia questa sera, lo faccio perchè so che puoi compatirmi.

Elia: (commosso) Le strade del Signore sono tante, padrona, ed egli aiuta sempre i buoni cristiani.

Madre: Tu dunque credi in Dio? Io a volte non ci credo più.

Elia: Non so, anch’io non vado a messa da vent’anni. Non so, non so; ma so che ad essere buoni e pazienti ci si guadagna sempre. E dunque, padrona, coraggio!

Escono di scena

Grazia:  È stato in quel momento, sapete, che mi è venuta l’idea di muovermi, di uscire da questo ristretto ambiente in cerca di fortuna. Per provare a dare a voi, madre, una consolazione.

Grazia si alza e va verso il pubblico.

Grazia: Così la vita segue il suo corso fluviale, inesorabile: vi sono tempi di calma e tempi torbidi, a cui nulla può mettere riparo: e invano si tenta di arginarla, di opporsi anche di traverso nella corrente per impedire che altri venga travolto. Forze occulte. Fatali, spingono l’uomo al bene o al male; la natura stessa, che sembra perfetta, è sconvolta dalle violenze di una sorte ineluttabile.

fine.

Gruppo galeotto – Liceo Ariosto